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Zanardi salvato dalla discarica, la lunga storia di un’opera ritrovata

La storia dello Zanardi equestre racconta come un gesto spontaneo abbia preservato un frammento di arte contemporanea

Zanardi salvato dalla discarica, la lunga storia di un’opera ritrovata

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Dal cantiere di Cesena al Maxxi dell’Aquila, un dipinto di Pazienza riapre il dibattito su proprietà e tutela dell’arte

A volte la storia dell’arte non nasce nei musei, ma ai margini di un cantiere, tra tavole di legno destinate alla distruzione e decisioni prese in pochi istanti. È il caso di un’opera di Andrea Pazienza, rimasta per decenni lontana dai riflettori e oggi tornata al centro dell’attenzione come testimonianza preziosa di un’epoca e di un artista che ha segnato l’immaginario culturale italiano.

Un incarico minore diventato storia

Quarant’anni fa il Comune di Cesena affidò a un giovane disegnatore, allora poco conosciuto, un lavoro considerato quasi accessorio: decorare le strutture provvisorie che coprivano il restauro della fontana cinquecentesca di piazza del Popolo. Un intervento temporaneo, pensato per mascherare un cantiere, che nessuno immaginava potesse trasformarsi in un capitolo significativo della storia dell’arte contemporanea.

La distruzione annunciata e un gesto decisivo

Conclusi i lavori, le coperture in legno furono smontate e le opere realizzate per l’occasione destinate alla distruzione. In quel momento, un ragazzo appassionato di arte e culture underground, Riccardo Pieri, decise di intervenire. Recuperò ciò che restava di una delle tavole, evitando che finisse definitivamente in discarica. Un gesto istintivo, che all’epoca non aveva nulla di eroico, ma che col tempo avrebbe assunto un valore ben diverso.

Zanardi equestre, un’immagine simbolo

L’opera recuperata raffigura Zanardi, il personaggio più celebre creato da Pazienza, rappresentato a cavallo in una scena potente e irriverente. Il dipinto, realizzato con vernice su truciolato e di dimensioni imponenti, circa tre metri per quattro, porta ancora oggi i segni della sua storia: parti mancanti, fratture evidenti, cicatrici che raccontano la sua sopravvivenza. Un’opera incompleta, ma proprio per questo autentica.

Un’opera nascosta per quasi quarant’anni

Per decenni Pieri ha custodito il dipinto senza renderne pubblica l’esistenza. Solo in alcune occasioni lo ha concesso in prestito per mostre a Bologna, Torino e Roma, sempre su richiesta di Michele Pazienza, fratello dell’artista. L’ultima esposizione è quella ospitata al Maxxi dell’Aquila, all’interno della mostra Andrea Pazienza: la matematica del segno, visitabile fino al 6 aprile.

Il nodo della proprietà e l’indagine archiviata

La riemersione dell’opera ha sollevato anche interrogativi giuridici. I carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale hanno avviato un’indagine ipotizzando un’appropriazione indebita, poi archiviata. Secondo gli inquirenti, il recupero di un’opera destinata alla distruzione non configurerebbe un reato. Una conclusione che però non mette fine alla discussione.

Arte pubblica, memoria e responsabilità

“Quell’opera è stata commissionata e pagata dal Comune”, ha sostenuto Sauro Turroni, ex senatore e all’epoca funzionario comunale, annunciando un ricorso contro l’archiviazione. Al centro del dibattito resta una domanda aperta: a chi appartiene davvero un’opera salvata dalla distruzione? Al committente, all’artista, o a chi ne ha preservato l’esistenza? Una vicenda che va oltre il valore economico e interroga il senso stesso della tutela culturale.


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08 Gennaio 2026
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