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Trieste celebra l’arte femminile del Novecento con cinque protagoniste d’avanguardia

Al Magazzino 26 oltre 220 opere raccontano Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina

Trieste celebra l’arte femminile del Novecento con cinque protagoniste d’avanguardia

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Trieste dedica una mostra a cinque artiste del Novecento tra pittura, moda, teatro, design e materiali d’archivio

Trieste torna a raccontare una parte preziosa della propria storia culturale attraverso lo sguardo, il talento e la libertà creativa di cinque artiste che hanno attraversato il Novecento lasciando un segno nell’arte italiana ed europea. Dal 23 luglio al 27 settembre, la Sala Carlo Sbisà del Magazzino 26 ospita la mostra L’arte triestina al femminile nel ’900 d’avanguardia italiano ed europeo, un percorso espositivo dedicato a Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina.

Ideata, curata e progettata da Marianna Accerboni, l’esposizione è promossa dall’Associazione Foemina Aps in collaborazione con il Comune di Trieste. Il progetto riunisce oltre 220 opere e materiali, offrendo al pubblico una lettura ampia e articolata di cinque percorsi artistici diversi, ma uniti da una comune capacità di sperimentare, superare i confini dei linguaggi tradizionali e dialogare con la modernità.

Cinque artiste e una città come radice comune

La mostra non si limita a presentare opere e documenti, ma costruisce un racconto che parte da Trieste e dal suo ruolo culturale nel Novecento. Città di porto, luogo di incontri e attraversamenti, Trieste è stata per lungo tempo uno spazio aperto al confronto tra culture, sensibilità e linguaggi differenti.

In questo ambiente mitteleuropeo, segnato dalla memoria dell’Impero asburgico e da una naturale vocazione internazionale, si sono formate o affermate personalità capaci di muoversi tra arte, moda, teatro, design, editoria e ricerca visiva. Le cinque protagoniste della mostra rappresentano proprio questa pluralità, ciascuna con una voce autonoma e riconoscibile.

Un percorso tra oltre 220 opere e materiali d’archivio

Il percorso espositivo comprende dipinti, disegni, bozzetti teatrali, progetti di moda, ceramiche, fotografie, lettere, libri, documenti, abiti, gioielli, accessori, profumi e materiali d’archivio. Una varietà che permette di osservare non solo il risultato artistico finale, ma anche il processo creativo, le relazioni personali e il contesto culturale in cui queste figure hanno lavorato.

La presenza di oggetti, carteggi e testimonianze rende la mostra particolarmente ricca, perché consente di avvicinare le artiste anche nella loro dimensione più intima e quotidiana. Non solo opere da contemplare, quindi, ma tracce di vita, scelte, esperienze e legami che aiutano a comprendere meglio la forza del loro percorso.

Leonor Fini e le testimonianze meno note

Tra gli elementi di maggiore interesse figurano materiali inediti o raramente esposti, tra cui il carteggio tra Leonor Fini e l’amico triestino Giorgio Cociani. Sono documenti che arricchiscono la conoscenza di una personalità artistica complessa, libera, cosmopolita, capace di attraversare pittura, illustrazione, scenografia e immaginario teatrale con una cifra espressiva fortemente personale.

Il progetto include anche video inediti, tra cui un’opera realizzata dalla curatrice Marianna Accerboni. Attraverso ricordi, racconti e testimonianze di persone che hanno conosciuto direttamente Leonor Fini, il visitatore può entrare in contatto con una memoria viva, fatta non solo di immagini, ma anche di voci e relazioni.

Dalla pittura alla moda, un Novecento senza confini rigidi

Uno degli aspetti più significativi della mostra è la scelta di non separare rigidamente le discipline. Le artiste raccontate hanno infatti lavorato in ambiti diversi, spesso intrecciando arti visive, artigianato, progettazione, editoria, costume e scena teatrale.

Questa apertura è uno dei tratti più moderni del progetto. Nel Novecento, molte figure femminili hanno trovato spazi di espressione proprio attraversando territori diversi, talvolta laterali rispetto ai circuiti artistici più ufficiali. La mostra restituisce dignità e centralità a questi percorsi, mostrando quanto abbiano contribuito al rinnovamento culturale italiano ed europeo.

Dopo Bruxelles, nuove tappe internazionali

L’esposizione arriva a Trieste dopo essere stata ospitata nel 2024 all’Istituto italiano di cultura di Bruxelles. Il ritorno nella città d’origine del progetto assume quindi un valore particolare, perché permette di rileggere queste artiste nel luogo che ne rappresenta una radice culturale essenziale.

Il percorso è destinato a proseguire anche fuori dall’Italia, con nuove tappe internazionali già indicate tra Parigi e Berlino. Questa prospettiva conferma la dimensione europea del progetto e la volontà di far conoscere a un pubblico più ampio un capitolo importante dell’arte triestina al femminile.

Un’esperienza espositiva tra immagini, suoni e incontri

La visita sarà accompagnata in filodiffusione dal flauto del Maestro Roberto Fabbriciani, una scelta che aggiunge una dimensione sonora al racconto visivo. L’allestimento punta così a creare un’esperienza immersiva, capace di coinvolgere il pubblico con linguaggi diversi.

Accanto alla mostra sono previsti incontri, visite guidate, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati alle artiste. Attività pensate per ampliare la lettura delle opere e offrire strumenti utili a comprendere meglio il contesto storico, culturale e umano in cui queste cinque protagoniste hanno operato.

Un racconto necessario sull’arte triestina femminile

La mostra dedicata a Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina offre l’occasione per riscoprire una genealogia creativa spesso non abbastanza valorizzata. Parlare di arte triestina al femminile nel Novecento significa infatti riconoscere il contributo di figure che hanno saputo interpretare il proprio tempo con libertà, intelligenza e originalità.

Trieste, in questo racconto, non è soltanto il luogo geografico di partenza. È una trama culturale, una soglia tra mondi, una città capace di generare visioni e contaminazioni. Ed è proprio da questa soglia che le cinque artiste hanno costruito linguaggi ancora oggi capaci di parlare al presente.


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22 Luglio 2026
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