A distanza di anni dalla sua scomparsa, l’eredità di Franco Zeffirelli continua a parlare il linguaggio dell’arte, della visione e della formazione. La nascita del Premio a lui intitolato non è un omaggio celebrativo, ma un atto culturale che riporta al centro il suo modo di intendere il teatro, il cinema e l’opera come esperienze totali, capaci di unire rigore e immaginazione.
L’ultimo progetto, un Rigoletto intimo e cinematografico
Nel 2018 Franco Zeffirelli, allora novantacinquenne, stava lavorando alla regia di un inedito Rigoletto, destinato a debuttare alla Royal Opera House di Muscat, in Oman. Un allestimento pensato come riflessione interiore, quasi autobiografica, ma costruito con un respiro cinematografico, capace di dilatare la scena e poi stringerla sui personaggi come uno zoom emotivo. In quell’occasione, presentando il progetto ai giornalisti nella villa romana di Silvio Berlusconi, sull’Appia Antica, il Maestro si mostrava fragile nella voce ma ancora orgoglioso della propria energia creativa.
Un addio pubblico carico di stile e consapevolezza
Quell’incontro rimase l’ultima apparizione pubblica di Franco Zeffirelli, scomparso il 15 giugno 2019. Tra ironia e vanità dichiarata, raccontava se stesso con una frase diventata simbolica: “Sono vecchio ma non mollo”. Era il ritratto di un artista che fino all’ultimo ha rivendicato il valore del lavoro come strumento di libertà e affermazione personale.
La fondazione e la nascita del Premio Franco Zeffirelli
Già da due anni era attiva la Fondazione Franco Zeffirelli, con sede a Firenze, nata per custodirne e trasmetterne l’insegnamento. Proprio la Fondazione ha annunciato la prima edizione del Premio, realizzato insieme al Trust Zeffirelli per il Centro Internazionale delle Arti e dello Spettacolo. La cerimonia si terrà il 16 febbraio nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, seguita da una cena di gala nel barocco Palazzo San Firenze, alla presenza della sindaca Sara Funaro e del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.
I premi speciali, Domingo e Powell
I Premi Speciali della prima edizione sono dedicati a due figure profondamente legate all’universo zeffirelliano. Placido Domingo, protagonista di numerosi allestimenti operistici e del film La Traviata del 1982, ha definito Zeffirelli “un artista completo, un uomo rinascimentale”. Accanto a lui Robert Powell, indissolubilmente legato all’immaginario collettivo per il ruolo di Gesù nello sceneggiato televisivo Gesù di Nazaret del 1977, opera che incarna la visione umanistica del Maestro.
Regia, scenografia e costumi, l’eccellenza contemporanea
Accanto ai Premi Speciali, il riconoscimento celebra anche le diverse discipline dello spettacolo. Il premio per la Regia sarà assegnato a Marco Bellocchio, autore capace di coniugare rigore formale e impegno civile. Per la Scenografia vengono premiate Sarah Greenwood e Katie Spencer, tra i sodalizi più influenti del cinema contemporaneo. Il riconoscimento per i Costumi va a Ann Roth, celebrata per la capacità di fondere abito, psicologia del personaggio e verità scenica.
Un’eredità che guarda al futuro
Secondo Pippo Zeffirelli, presidente della Fondazione, il Premio nasce per valorizzare personalità affermate ed emergenti che condividono qualità e rigore artistico. A loro verrà consegnata una statuetta placcata in oro, ispirata a Il Trovatore, realizzata dalla gioielleria Paolo Penko di Firenze. Come spiega Caterina D’Amico, direttrice del Museo, il Complesso di San Firenze non è solo un museo ma un “archivio parlante”, pensato per restare vivo attraverso didattica, masterclass e attività rivolte alle nuove generazioni.
Didattica, cinema e opera come patrimonio condiviso
Le iniziative legate al Premio, in programma a partire dal 12 febbraio, compleanno di Franco Zeffirelli, includono lezioni, visite guidate, proiezioni dei film-opera Otello, Traviata e Cavalleria rusticana, oltre alle masterclass dei premiati. Un percorso che conferma come l’eredità di Zeffirelli non sia memoria statica, ma strumento di formazione e ispirazione.
27 Gennaio 2026
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