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Pablo Atchugarry scolpisce la luce alla Galleria Nazionale di Roma

La Galleria Nazionale di Roma ospita Pablo Atchugarry con 55 opere tra marmo, legno, bronzo, alabastro e acciaio

Pablo Atchugarry scolpisce la luce alla Galleria Nazionale di Roma

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Pablo Atchugarry torna a Roma con una mostra dedicata alla luce, alla materia e alla forza vitale della scultura

La scultura può sembrare, a prima vista, una forma ferma. Un corpo immobile, consegnato allo spazio. Eppure nelle opere di Pablo Atchugarry accade qualcosa di diverso, la materia sembra respirare, piegarsi, aprirsi, quasi cercasse un dialogo continuo con la luce. È questa energia silenziosa, ma potentissima, il cuore della mostra Pablo Atchugarry. Scolpire la luce, ospitata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dal 19 maggio al 21 giugno.

L’esposizione riporta nella Capitale uno degli artisti più riconoscibili della scultura contemporanea, uruguaiano di nascita e italiano di adozione, a dieci anni dalla mostra ai Mercati di Traiano e a cinque anni da quella a Palazzo Reale di Milano. Un ritorno importante, costruito attorno a 55 opere che raccontano l’evoluzione di un linguaggio plastico fatto di verticalità, movimento, metamorfosi e tensione luminosa.

Il marmo come pietra che prende vita

Il titolo della mostra non è casuale. Come ricorda il curatore Gabriele Simongini, la parola marmo richiama nella sua origine l’idea di una pietra splendente. In questo senso, il percorso espositivo parte proprio dalla materia più celebre nella produzione di Atchugarry, il marmo, ma non lo presenta mai come semplice blocco solido o superficie preziosa.

Nelle mani dell’artista, il marmo perde la sua apparente rigidità. Le superfici si aprono in pieghe, fenditure e slanci verticali, creando un ritmo di luci e ombre che fa percepire la scultura come una presenza viva. Non si tratta di forme chiuse, ma di organismi plastici che sembrano crescere nello spazio, come se la materia fosse attraversata da una forza interna.

Forme metamorfiche tra natura e architettura

Le sculture di Atchugarry evocano più mondi senza appartenere del tutto a nessuno di essi. Possono ricordare alberi, colonne, fiamme, corpi, panneggi o architetture, ma restano sempre in una dimensione astratta, sospesa tra riconoscibilità e invenzione. È proprio questa ambiguità a renderle così coinvolgenti, perché lo sguardo non trova una sola risposta, ma continua a cercare.

Le forme si sviluppano spesso verso l’alto, con una spinta quasi aerodinamica. Guardarle significa alzare il viso, seguire le linee, lasciarsi guidare dai pieni e dai vuoti. Il movimento non nasce da un gesto teatrale, ma dalla tensione interna della materia, da quel continuo alternarsi di aperture, superfici levigate, ombre profonde e improvvisi bagliori.

Non solo marmo, il dialogo con altri materiali

Sebbene il marmo resti uno dei tratti più noti della sua ricerca, la mostra romana amplia lo sguardo anche ad altri materiali. Accanto alle opere marmoree sono esposte sculture in legno, bronzo smaltato, alabastro e acciaio. Ogni materiale diventa una possibilità espressiva diversa, non una semplice variazione tecnica.

Il legno ricavato da tronchi di ulivi secolari introduce una dimensione più organica e intima. Le forme sinuose conservano una memoria naturale, quasi vegetale. I bronzi smaltati, invece, accentuano la forza dinamica delle superfici, mentre l’acciaio permette alle grandi sculture ambientali di entrare in relazione con aria, luce e paesaggio. L’opera non si limita a occupare lo spazio, ma lo modifica.

Un confronto con i maestri della collezione permanente

Uno degli aspetti più significativi dell’esposizione è il dialogo tra quattro sculture di Atchugarry e alcuni capolavori della collezione permanente della Galleria. Le opere vengono accostate a quelle di Arp, Fontana, Giacometti e Moore, creando un confronto ideale tra diverse visioni della scultura moderna e contemporanea.

Questo incontro non serve a costruire una semplice genealogia artistica, ma a mettere in evidenza come la scultura possa attraversare epoche, materiali e linguaggi mantenendo una domanda comune, come dare forma all’energia della materia. In questo contesto, Atchugarry appare come un artista capace di raccogliere una tradizione e di portarla verso una sensibilità personale, luminosa e profondamente fisica.

Splendore entra nella collezione della Galleria

In occasione della mostra, Atchugarry donerà alla Galleria un’opera in marmo bianco intitolata Splendore, realizzata appositamente per entrare nella collezione permanente del museo. Non si tratta soltanto di un gesto simbolico, ma di un nuovo legame tra l’artista e una delle istituzioni più importanti dell’arte moderna e contemporanea in Italia.

La direttrice Renata Cristina Mazzantini ha sottolineato come nelle sue sculture la durezza del marmo riesca ad ammorbidirsi, generando ritmo e movimento attraverso luce e ombra. La donazione diventa così anche un ponte culturale con il Sudamerica e una nuova testimonianza della capacità della materia di trasformarsi in visione.

Una mostra che invita a guardare verso l’alto

La mostra Pablo Atchugarry. Scolpire la luce non chiede soltanto di osservare delle sculture, ma di cambiare postura. Davanti a queste opere si tende naturalmente ad alzare lo sguardo, a seguire una verticalità che sembra cercare aria, spazio, respiro. È un gesto semplice, ma racconta molto del rapporto tra corpo, opera e ambiente.

La luce diventa parte integrante della scultura. Non è un elemento esterno, ma una presenza che rivela, nasconde, attraversa e modifica la percezione delle forme. Per questo le opere di Atchugarry sembrano vive, mai del tutto concluse, sempre pronte a trasformarsi a seconda dello sguardo, della posizione e dell’intensità luminosa che le incontra.

L’arte come energia della materia

Il percorso proposto dalla Galleria Nazionale di Roma conferma la centralità di Atchugarry nel panorama della scultura contemporanea. La sua ricerca non si limita alla perfezione tecnica, pur evidente, ma indaga il punto in cui la materia smette di apparire pesante e diventa movimento, luce, ritmo, presenza.

In un tempo in cui l’immagine è spesso veloce e consumata in pochi secondi, queste sculture chiedono lentezza. Invitano a fermarsi, girare intorno, osservare come una superficie cambi con un piccolo spostamento dello sguardo. Forse è proprio qui che si trova la loro forza più attuale, ricordare che anche la pietra, quando incontra l’arte, può sembrare attraversata dalla vita.


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18 Maggio 2026
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