L’antica Nicea, oggi İznik, torna a essere protagonista di una nuova stagione di studi archeologici. Dal primo luglio è infatti partita una missione internazionale dedicata a uno dei luoghi più importanti per la storia del cristianesimo e della cultura mediterranea.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Università della Calabria, Accademia di belle arti di Catanzaro e Università Uludağ di Bursa, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza della basilica sommersa e dell’ampia area funeraria che la circonda.
Una campagna di ricerca nell’antica Bitinia
La nuova campagna di scavi e indagini interessa un’area di grande valore storico, situata nel cuore dell’antica metropoli della Bitinia. Nicea, posta in una posizione strategica della Penisola Anatolica, fu per secoli un centro politico, religioso e culturale di primo piano.
Le attività si concentrano sulla basilica e sul complesso cimiteriale circostante, con l’intento di ricostruire in modo più preciso l’evoluzione del sito. L’area rappresenta un contesto archeologico particolarmente ricco, perché unisce testimonianze monumentali, resti funerari e tracce legate alla vita religiosa della città.
Il valore storico e religioso di Nicea
Nicea occupa un posto centrale nella storia del cristianesimo. Nel 325 d.C. ospitò il primo Concilio ecumenico, convocato dall’imperatore Costantino dopo l’Editto di Milano del 313, che aveva riconosciuto la libertà di culto ai cristiani.
In accordo con papa Silvestro, l’imperatore sostenne i lavori conciliari assumendo un ruolo di garanzia e protezione nei confronti della nuova organizzazione religiosa. A quell’incontro parteciparono circa 300 vescovi provenienti da diverse aree dell’Impero romano, chiamati a discutere questioni dottrinali decisive.
Il Concilio del 325 e la definizione della fede cristiana
Uno dei temi principali affrontati durante il Concilio fu la natura di Cristo. La formula “generato e non creato, della stessa sostanza del Padre” divenne uno dei passaggi fondamentali della dottrina cristiana, affermando la consustanzialità del Figlio con il Padre.
Nicea fu poi sede di un secondo Concilio nel 787, convocato dall’imperatrice Irene su richiesta di papa Adriano I. In quel caso il confronto riguardò il culto delle immagini, una questione che ebbe grande rilievo nella storia religiosa e artistica del mondo bizantino.
La basilica riemersa dalle acque del lago di İznik
La basilica oggetto della missione è rimasta per secoli nascosta sotto le acque del lago di İznik. La sua individuazione risale al 2014, quando il professor Mustafa Şahin riconobbe, attraverso lo studio di fotografie aeree, i resti di una grande struttura ecclesiastica.
L’edificio presenta una pianta a tre navate, con abside semicircolare orientata verso est e un nartece d’ingresso. Le ricerche condotte dagli archeologi turchi hanno inoltre documentato numerose sepolture, presenti sia all’interno della basilica sia negli spazi limitrofi.
Un’indagine multidisciplinare tra archeologia e scienza
Il gruppo italiano lavorerà soprattutto all’interno della basilica, seguendo un metodo di ricerca multidisciplinare. Il programma prevede analisi antropologiche sui resti umani, prospezioni geofisiche, ricognizioni subacquee e uno studio approfondito delle strutture murarie.
Queste attività permetteranno di raccogliere nuovi dati sulla storia del complesso monumentale, sulle fasi costruttive dell’edificio e sull’organizzazione dell’area funeraria. L’obiettivo è ampliare la conoscenza scientifica di un sito che conserva ancora molte informazioni da interpretare.
La collaborazione tra università italiane e turche
Il progetto è coordinato dal professor Mustafa Şahin dell’Università Uludağ di Bursa. Per il dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria partecipano Franca C. Papparella, docente di Archeologia cristiana e tardoantica, e Salvatore Medaglia, docente di Archeologia classica.
L’Accademia di belle arti di Catanzaro è rappresentata da Francesco Cuteri, docente di Teorie del paesaggio, ed Elena Di Fede, docente di Beni culturali e ambientali. Alla missione prende parte anche l’antropologa Doriana Boschelli, insieme ad alcuni studenti dell’accademia coinvolti attraverso il programma Erasmus.
Un patrimonio da studiare e valorizzare
La missione archeologica a Nicea non riguarda soltanto lo studio di un edificio antico, ma la valorizzazione di un patrimonio che intreccia storia, fede, arte e memoria collettiva. La basilica sommersa e la necropoli circostante offrono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio la vita religiosa e sociale dell’antica città.
Grazie alla collaborazione tra istituzioni italiane e turche, il sito potrà essere indagato con strumenti aggiornati e competenze diverse, restituendo nuove informazioni su uno dei luoghi più significativi della cristianità e dell’archeologia tardoantica.
06 Luglio 2026
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