La mostra Nel blu dipinto di blu rende omaggio all’arte di Valter Boj, portando ai Magazzini della Corticella, all’interno del complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena, un percorso dedicato a una delle figure riconoscibili della ceramica italiana contemporanea.
L’esposizione, visitabile fino al 30 luglio e curata da Carlo Pizzichini, racconta un artista che ha costruito la propria ricerca attraverso un rapporto diretto con la materia, con il laboratorio e con il gesto concreto del fare. Nella sua opera, la ceramica non è mai soltanto tecnica, ma diventa linguaggio, pensiero visivo e forma autonoma di espressione.
La ceramica come linguaggio autonomo
Nel lavoro di Valter Boj, l’argilla, lo smalto e il fuoco non sono semplici strumenti di produzione. Sono elementi vivi, parti di un processo creativo in cui il controllo dell’artista incontra sempre una componente di trasformazione e imprevedibilità.
La ceramica, nella sua ricerca, supera la dimensione decorativa e diventa un campo di sperimentazione. Ogni superficie, ogni colore e ogni forma sembrano nascere da un dialogo serrato tra mano, materia e tempo, restituendo opere capaci di unire rigore formale e intensità sensibile.
Il blu come centro della ricerca
Il titolo della mostra richiama il nucleo più evidente dell’opera di Boj, il blu. Non un colore scelto per semplice suggestione, ma una presenza strutturale, una materia cromatica che attraversa la sua produzione e ne definisce una parte essenziale dell’identità.
Nel blu di Boj convivono superficie e profondità, riflesso e stratificazione. È un colore che nasce dal rapporto tra argilla, smalto e fuoco, e che nella ceramica trova una delle sue espressioni più intense. Non appare come un’aggiunta esterna all’opera, ma come qualcosa che si costruisce dall’interno del processo creativo.
Le stelle blu e bianche nella poetica di Boj
Uno degli elementi più noti della produzione dell’artista è la sua passione per le stelle blu e per le stelle bianche e blu. Boj ne realizzò circa 450mila, un numero sorprendente che racconta non solo una scelta estetica, ma quasi una pratica ossessiva, ripetuta e trasformata nel tempo.
Di queste stelle oggi ne restano circa 65mila. La loro presenza restituisce il senso di una ricerca fondata sulla ripetizione, ma anche sulla differenza. Ogni stella appartiene a un insieme, eppure conserva una propria identità, come se il gesto seriale non cancellasse mai del tutto l’unicità della materia lavorata.
Dagli anni Novanta a una cifra sempre più riconoscibile
A partire dagli anni Novanta, la ricerca di Valter Boj assume una forma sempre più definita. Il blu, le stelle, le superfici ceramiche e il rapporto con il fuoco diventano elementi di una grammatica personale, capace di rendere immediatamente riconoscibile il suo lavoro.
In questa fase, accanto alle stelle, compaiono motivi legati al mare, alle onde, alle isole e all’orizzonte. Sono immagini che sembrano nascere da una memoria del paesaggio, ma che non si limitano mai alla rappresentazione. Boj le trasforma in forme essenziali, sintetiche, attraversate dalla forza plastica della materia.
Il mare, le onde e l’orizzonte
Nelle opere dell’artista il paesaggio non viene raccontato in modo descrittivo. Il mare, le onde e le isole diventano segni, tracce, presenze sospese tra ricordo e astrazione. È come se Boj cercasse non tanto di riprodurre un luogo, ma di restituirne la vibrazione interna.
La ceramica gli consente di lavorare proprio su questa soglia, tra immagine e materia. L’orizzonte non è soltanto una linea, ma una tensione. L’onda non è soltanto movimento, ma energia trattenuta nella forma. Il blu, ancora una volta, diventa il punto di incontro tra visione e sostanza.
Santa Maria della Scala e il dialogo con la contemporaneità
Portare l’opera di Valter Boj al Santa Maria della Scala significa inserirla in un luogo carico di storia, memoria e valore simbolico. Il complesso museale senese non si limita a ospitare la mostra, ma crea un confronto tra il patrimonio storico e un linguaggio artistico contemporaneo fondato sulla materia.
Come sottolinea Chiara Valdambrini, direttrice della Fondazione antico ospedale Santa Maria della Scala, il lavoro di Boj riconosce alla ceramica un ruolo pienamente centrale nella riflessione artistica contemporanea. Le sue opere mostrano come la materia possa diventare una forma rigorosa di pensiero visivo, superando ogni lettura puramente ornamentale.
Il blu tra materia e trasformazione
Nel saggio in catalogo, il curatore Carlo Pizzichini ricorda come il blu sia stato, nella storia della ceramica, un colore raro e difficile da ottenere. Non è mai soltanto un risultato visivo, ma l’esito di una trasformazione complessa.
Nella ceramica, il blu nasce da un processo quasi alchemico. Dipende dalla materia, dalla temperatura, dal fuoco, dal tempo e da quella parte di imprevedibilità che accompagna ogni cottura. Per questo, nelle opere di Boj, il colore non sembra mai fermo. È presenza, profondità, memoria del processo che lo ha generato.
Una mostra sulla forza del fare
Nel blu dipinto di blu non è soltanto una mostra dedicata a un artista, ma anche un invito a guardare la ceramica con maggiore attenzione. Troppo spesso considerata arte applicata o pratica decorativa, nelle mani di Boj diventa invece un linguaggio pieno, capace di sostenere una ricerca autonoma e complessa.
Il percorso espositivo restituisce il valore del laboratorio, del lavoro manuale e della conoscenza tecnica, ma anche la libertà poetica di chi riesce a trasformare la materia in immagine. In questo equilibrio tra gesto e visione si riconosce la forza dell’opera di Valter Boj.
Un omaggio alla ceramica italiana contemporanea
La mostra senese contribuisce a riportare l’attenzione su una figura che ha saputo dare alla ceramica una voce personale e riconoscibile. Attraverso il blu, le stelle, il mare e le superfici lavorate, Boj ha costruito un universo visivo in cui la materia non è mai passiva, ma partecipa alla nascita dell’opera.
In questo senso, Nel blu dipinto di blu è anche un’occasione per riflettere sul rapporto tra tradizione e contemporaneità. La ceramica conserva una storia antica, ma nelle opere di Valter Boj diventa linguaggio del presente, capace di parlare ancora attraverso la forza elementare della terra, del colore e del fuoco.
18 Giugno 2026
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