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Al MAXXI di Roma, Sophie Calle e Tatiana Bilbao esplorano le relazioni umane

Sophie Calle e Tatiana Bilbao al MAXXI di Roma, due mostre tra memoria, relazioni umane, architettura e partecipazione collettiva

Al MAXXI di Roma, Sophie Calle e Tatiana Bilbao esplorano le relazioni umane

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Il MAXXI presenta Sophie Calle e Tatiana Bilbao, due percorsi tra fotografia, narrazione e spazi condivisi fino al 7 febbraio 2027

Due modi differenti di interpretare le relazioni umane, attraverso l’arte e l’architettura. Dal 16 ottobre 2026 il MAXXI di Roma ospita due progetti che affrontano il rapporto tra individuo e collettività, memoria e partecipazione. La mostra dedicata all’artista francese Sophie Calle esplora l’intimità, le assenze e i legami personali, mentre l’architetta messicana Tatiana Bilbao trasforma lo spazio espositivo in un’occasione di incontro. Due linguaggi diversi che invitano a riflettere sul significato delle relazioni nella società contemporanea.

L’arte contemporanea come esperienza personale e collettiva

Fotografia, scrittura e architettura possono raccontare esperienze molto differenti, ma condividono la capacità di mettere in relazione persone, luoghi e ricordi. Le due esposizioni del MAXXI offrono l’opportunità di osservare questa dimensione attraverso percorsi autonomi, accomunati dall’attenzione per il rapporto con gli altri.

Nel lavoro di Sophie Calle, la relazione prende forma attraverso storie individuali, separazioni e tracce lasciate dalle persone. Nel progetto di Tatiana Bilbao, invece, diventa un’esperienza condivisa, costruita attraverso lo spazio e la possibilità di partecipare.

Il confronto tra le due proposte suggerisce una lettura del museo come luogo nel quale le esperienze private possono incontrare una dimensione pubblica, senza perdere la propria specificità.

Sophie Calle racconta quarant’anni di esperienze e separazioni

La mostra Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi, curata da Simona Antonacci, presenta una panoramica di oltre quarant’anni di ricerca artistica di Sophie Calle, offrendo per la prima volta a Roma un percorso così ampio attraverso il suo lavoro.

La fotografia e la parola scritta sono strumenti centrali nella sua produzione. L’artista francese indaga ciò che rimane delle relazioni, il desiderio di avvicinarsi agli altri e le conseguenze emotive della distanza o della perdita.

Il percorso riunisce otto progetti e non segue un’impostazione rigidamente cronologica. Questa scelta permette di attraversare temi ricorrenti nella ricerca di Calle, attraverso opere nelle quali la narrazione assume un ruolo importante quanto l’immagine.

Fotografia e scrittura trasformano la memoria in racconto

Nella ricerca di Sophie Calle, gli oggetti, le immagini e le testimonianze diventano elementi attraverso i quali interrogare la presenza e l’assenza. Il significato di un’esperienza emerge spesso da ciò che resta, anziché da una rappresentazione diretta degli avvenimenti.

Tra i lavori presenti figura Dolore squisito, una sezione composta da 230 elementi, secondo quanto dichiarato dalla curatrice. La dimensione autobiografica si intreccia con quella narrativa, consentendo al pubblico di confrontarsi con emozioni ed esperienze riconoscibili anche al di fuori della vicenda personale dell’artista.

I testi delle opere vengono presentati nella lingua originale francese. Per agevolare la comprensione, il museo mette a disposizione dei visitatori un volume con le traduzioni in italiano.

Un’opera di Sophie Calle porta il MAXXI fuori dal museo

Il progetto espositivo comprende anche un intervento permanente realizzato al di fuori della sede del MAXXI. Nato dalla collaborazione con il Cimitero Acattolico per gli Stranieri di Roma, il lavoro si intitola I segreti dei viandanti.

L’opera assume un significato particolare nel contesto della ricerca di Calle, frequentemente dedicata alla memoria, alla perdita e alle tracce lasciate dalle persone. La sua collocazione introduce inoltre un rapporto diretto tra l’istituzione museale e uno spazio della città.

Secondo quanto comunicato dalla presidenza del MAXXI, si tratta della prima opera permanente del museo realizzata al di fuori della propria sede. Un intervento che amplia la presenza dell’arte contemporanea nel tessuto urbano.

Tatiana Bilbao interpreta l’architettura come luogo di incontro

Con Campo aperto, Tatiana Bilbao propone una prospettiva diversa, nella quale la relazione tra le persone prende forma attraverso l’organizzazione dello spazio.

L’installazione appartiene alla nona edizione di NATURE, il programma del MAXXI dedicato a interventi architettonici concepiti appositamente per la sala Claudia Gian Ferrari. L’obiettivo è presentare l’architettura non soltanto attraverso progetti e rappresentazioni, ma mediante un ambiente fisico nel quale il pubblico possa entrare.

Il lavoro dell’architetta messicana affronta il rapporto tra città e comunità, considerando lo spazio come possibile strumento di aggregazione e partecipazione.

Il gioco della pelota tra tradizione e socialità

Il riferimento scelto da Tatiana Bilbao è il gioco della pelota, legato alla storia e alle tradizioni di diverse culture dell’America Latina. La sua presenza nell’installazione non riguarda esclusivamente la dimensione sportiva.

L’architetta richiama infatti il rapporto tra questa pratica e alcuni aspetti della vita collettiva, tra ritualità, religione, socialità e rappresentazioni simboliche dell’esistenza.

Attraverso il gioco, Campo aperto propone un ambiente nel quale la memoria culturale può dialogare con le modalità contemporanee di vivere uno spazio condiviso.

L’installazione invita così a considerare l’architettura non soltanto come costruzione materiale, ma anche come organizzazione delle occasioni di incontro tra le persone.

Due percorsi differenti per riflettere sul significato delle relazioni

La vicinanza temporale delle due esposizioni permette di osservare due approcci distinti al tema delle relazioni. Sophie Calle lavora sulle esperienze individuali e sulla loro trasformazione in racconto, mentre Tatiana Bilbao indaga le possibilità di incontro offerte dallo spazio architettonico.

Non si tratta di due progetti concepiti necessariamente come un unico percorso, ma la loro contemporanea presenza al MAXXI consente una lettura trasversale.

Da una parte emerge la memoria di ciò che è stato vissuto; dall’altra la possibilità di costruire nuove esperienze comuni. Entrambe le prospettive attribuiscono importanza al rapporto tra la persona e il mondo che la circonda.

Le mostre al MAXXI fino al 7 febbraio 2027

La mostra Matrimoni, Rotture e Funerali inclusi è allestita nella galleria 2, mentre Campo aperto occupa la sala Claudia Gian Ferrari. Entrambi i progetti sono visitabili dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027.

Il MAXXI si trova in via Guido Reni 4A, a Roma. L’orario ordinario di apertura è dalle 11 alle 19, dal martedì alla domenica, con chiusura settimanale il lunedì.

Le due esposizioni rappresentano un’occasione per avvicinarsi all’arte contemporanea attraverso linguaggi differenti, nei quali il ruolo del pubblico non è limitato alla semplice osservazione.

La loro presenza nello stesso museo permette soprattutto di considerare una questione comune: come raccontiamo i rapporti che abbiamo vissuto e quali spazi siamo capaci di costruire per quelli che devono ancora nascere.


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16 Ottobre 2026
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