Torna a precedente

Ludovica Anzaldi a Roma, la fotografia racconta identità e libertà

Ludovica Anzaldi presenta ad AlbumArte un percorso fotografico dedicato ai corpi, alle identità e alle rivendicazioni femministe

Ludovica Anzaldi a Roma, la fotografia racconta identità e libertà

Condividi

A Roma la mostra Manifestə di Ludovica Anzaldi esplora identità femminile, memoria e libertà attraverso fotografia, video e suono

La fotografia può raccontare ciò che spesso rimane invisibile, restituire dignità a esperienze dimenticate e trasformare le storie individuali in una riflessione collettiva. È questa la prospettiva che attraversa Manifestə, la prima mostra personale in Italia di Ludovica Anzaldi, fotografa e artista visiva romana, classe 1992. Il progetto, curato da Maria Rosa Sossai, sarà inaugurato il 16 novembre 2026 negli spazi di AlbumArte, a Roma, e aperto al pubblico dal 18 novembre al 29 gennaio 2027.

Attraverso fotografie, video e installazioni sonore, l’esposizione indaga il rapporto tra corpo, identità e rappresentazione, dando spazio a esperienze femminili e soggettività spesso marginalizzate. Il percorso propone una lettura della fotografia contemporanea nella quale l’immagine diventa testimonianza, espressione personale e occasione di confronto sociale.

La fotografia come spazio di libertà e rappresentazione

Chi decide come deve essere rappresentato un corpo? La ricerca artistica di Anzaldi affronta questa domanda mettendo in discussione modelli estetici e culturali consolidati. Al centro del suo lavoro si trovano donne che rivendicano il diritto di raccontarsi attraverso immagini sottratte agli stereotipi e alle aspettative dello sguardo tradizionale.

Il titolo Manifestə utilizza il carattere schwa come espressione simbolica di inclusione e superamento delle distinzioni di genere convenzionali. È anche un riferimento alla solidarietà tra donne e alla necessità di recuperare la memoria delle artiste che, pur avendo contribuito alla storia dell’arte, sono rimaste escluse dai racconti ufficiali delle avanguardie.

Ritratti intimi e identità lontane dagli stereotipi

La prima installazione, che dà il nome alla mostra, raccoglie numerosi ritratti fotografici realizzati prevalentemente in ambienti domestici. Donne sole o in coppia vengono rappresentate in situazioni quotidiane, senza la necessità di rispondere a modelli prestabiliti di bellezza o femminilità.

Le immagini compongono una narrazione visiva fatta di gesti, espressioni e relazioni personali. La dimensione privata assume così un significato più ampio, trasformandosi in uno spazio nel quale interrogarsi sull’identità, sull’autonomia individuale e sulla possibilità di costruire una rappresentazione autentica di sé.

Dalle manifestazioni femministe alla memoria della violenza

Il linguaggio cambia radicalmente nell’installazione Lotto Marzo, dedicata alle mobilitazioni femministe documentate dall’artista durante le manifestazioni dell’8 marzo 2020 a Città del Messico e, negli anni successivi, a Roma.

Alle atmosfere raccolte dei ritratti si sostituiscono immagini di protesta, corpi in movimento e testimonianze di una partecipazione collettiva. Fotografia e video raccontano la denuncia delle discriminazioni e della violenza di genere, mettendo in evidenza il rapporto tra esperienza individuale e rivendicazione pubblica.

La componente sonora, sviluppata dall’artista e compositrice Livia Borzetti, accompagna le due installazioni con soluzioni differenti. Nel lavoro dedicato alle manifestazioni il suono conserva una funzione documentaria, mentre nei ritratti contribuisce a costruire un ambiente nel quale esperienze e provenienze culturali diverse entrano in relazione.

Il corpo femminile tra storia dell’arte e questioni contemporanee

Una parte del percorso stabilisce un dialogo diretto con opere e riferimenti culturali del passato. La fotografia L’Origine du Monde riprende il celebre dipinto realizzato da Gustave Courbet nel 1866, modificandone il significato attraverso una rappresentazione contemporanea.

Protagonista dell’immagine è l’artista palestinese Dalia Jacob, raffigurata nuda, senza mostrarne il volto, mentre una fetta di melone rosso copre il pube. Il frutto assume un valore simbolico legato alla fertilità e alla Palestina, introducendo una riflessione sul rapporto tra corpo, appartenenza e identità politica.

Un’altra opera, King Kong Theory, prende ispirazione dal libro della scrittrice francese Virginie Despentes. Attraverso un collage tridimensionale di fotografie e illustrazioni, Anzaldi affronta il tema della violenza subita e della riappropriazione del proprio corpo, utilizzando un linguaggio visivo che combina riferimenti letterari e cultura contemporanea.

Quando l’arte incontra la dimensione politica

La scritta Everything Is Political, serigrafata su uno specchio, introduce un ulteriore elemento di riflessione. Il messaggio richiama la relazione tra espressione artistica, vita quotidiana e questioni geopolitiche, suggerendo come anche la rappresentazione del corpo possa assumere un significato sociale.

La mostra non propone una semplice successione di immagini, ma un percorso nel quale memoria personale, discriminazioni e libertà individuale si intrecciano. In questa prospettiva la fotografia supera la funzione documentaria per diventare uno strumento capace di interrogare le convenzioni culturali e aprire nuove possibilità di interpretazione.

Ludovica Anzaldi, una ricerca sviluppata tra Roma e Parigi

Nata a Roma nel 1992, Ludovica Anzaldi ha trascorso dieci anni a Parigi, dove si è formata alla Spéos International Photography School e all’École supérieure d’arts graphiques Penninghen. Tornata nella capitale italiana nel 2020, ha proseguito un percorso professionale che unisce ricerca artistica, fotografia editoriale e insegnamento.

Le sue opere sono state presentate in contesti internazionali, tra cui il PhotoVogue Festival di Milano, la Biwako Biennial in Giappone e manifestazioni artistiche in Italia e all’estero. La mostra romana rappresenta un nuovo momento di approfondimento della sua ricerca, riunendo lavori che affrontano il rapporto tra rappresentazione visiva e identità contemporanee.

Un progetto culturale che da Roma arriverà a Parigi

Manifestə rientra tra i progetti sostenuti da Strategia Fotografia 2026, il programma promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per favorire la produzione e la diffusione della fotografia italiana.

L’iniziativa coinvolge diverse realtà culturali, tra cui DOC.work di Parigi, il Museo Civico di Castelbuono, Officine Fotografiche, la Casa delle donne Lucha y Siesta e la Libreria Leporello di Roma. Il programma prevede inoltre incontri e laboratori dedicati alla fotografia come linguaggio artistico, esperienza personale e strumento di relazione.

Nel giugno 2027 l’esposizione è prevista a Parigi, negli spazi del centro culturale DOC.work, con la curatela di Maria Rosa Sossai e Valentino Bianchi. La tappa francese si inserirà nelle iniziative dedicate al Bicentenario della fotografia, legato alle prime immagini permanenti ottenute da Nicéphore Niépce.

Una mostra che invita a ripensare il significato delle immagini

Il progetto sarà accompagnato anche da una pubblicazione monografica bilingue, edita da Quodlibet e prevista per febbraio 2027, che approfondirà il percorso artistico di Anzaldi attraverso immagini e contributi critici.

La mostra propone una riflessione sul modo in cui la fotografia contribuisce a costruire la memoria collettiva. Attraverso corpi, volti e testimonianze, Manifestə invita a osservare ciò che le immagini mostrano, ma soprattutto a riconoscere le storie e le identità che troppo spesso rimangono fuori dall’inquadratura.


__
AlbumArte, Ludovica Anzaldi. Manifestə
Ministero della Cultura, progetti vincitori Strategia Fotografia 2026


Condividi

05 Novembre 2026
© ICOE
https://www.icoe.it/magazine.do?dettagli=ludovicaanzaldimostramanifesteroma&key=1793814536

Cultura Magazine

Editoriale realizzato dalla I.CO.E.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.

Copywriters
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P., Francesca N. e Roberto C. Indice articoli


Precedente

Centro studi per enti culturali non profit

ICOE centro studi
Centro studi su innovazione,
comunicazione ed etica

LANGUAGE

ICOE | grippi associati
Via Giosué Carducci, 10
00187 Roma IT
PI 14592991005
GoogleMap
Data Center: Via C. Pavese RM-EUR

30th Anniversary 1996–2026
© 1996, grippi associati | centro studi ICOE. Tutti i diritti sono riservati.