Merletti, sete damascate, bottoni preziosi. A Cinecittà si Mostra il Settecento non è solo un’epoca, ma un’esperienza visiva che attraversa cinema, moda e memoria. L’esposizione permanente degli studios dedica per la prima volta un focus deciso alla moda maschile del XVIII secolo, raccontando un periodo attraversato da Illuminismo, Rivoluzione Industriale e caduta dell’Ancien Régime attraverso abiti che hanno segnato la storia del grande schermo.
Il fascino dell’habit à la française
Protagonisti della nuova selezione sono sei habit à la française, completi composti da giustacorpo, giacca e braghe, simbolo dell’eleganza aristocratica settecentesca. A indossarli sullo schermo sono stati interpreti come Colin Firth in Valmont, Steve Buscemi in Mercoledì 2, Guillaume Canet in Le Déluge, Caleb Landry Jones nel recente Dracula di Luc Besson e Tom Hulce nei panni di Amadeus. Ogni abito racconta un personaggio e, insieme, un’epoca.
L’omaggio a Federico Fellini e Danilo Donati
Il cuore della mostra è dedicato a Federico Fellini e al suo Il Casanova, a cinquant’anni dall’uscita. In primo piano l’abito nero indossato da Donald Sutherland, creazione di Danilo Donati, costumista e scenografo premio Oscar proprio per questo film. Accanto al costume maschile, due abiti femminili indossati dalle dame veneziane e preziosi elementi di scena evocano un’opera interamente costruita dentro gli stabilimenti di Via Tuscolana 1055.
Una Venezia ricostruita in studio
Come ha ricordato Gianfranco Angelucci, storico collaboratore di Fellini, Il Casanova fu un film “firmato totalmente Cinecittà”. La laguna, i palazzi, la Serenissima: tutto ricreato negli studi, ispirandosi alla pittura di Turner, Hogarth, Guardi e Canaletto. Donati seguiva personalmente ogni dettaglio, acquistando tessuti anche a Londra e tingendoli a mano. Fellini, invece, immaginava l’acqua come elemento narrativo dominante, chiedendo a Nino Rota una musica “liquida”, persino con l’arpe de verre fatto arrivare dall’Austria.
Tra rigore storico e riletture contemporanee
Il percorso prosegue con Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice, i cui costumi hanno valso a Massimo Cantini Parrini il sesto David di Donatello. Il Settecento si tinge poi di suggestioni gotiche nel Dracula – L’amore perduto di Luc Besson, mentre in Mercoledì 2 Colleen Atwood, affiancata da Mark Sutherland, trasporta l’estetica settecentesca nell’immaginario contemporaneo legato a Tim Burton.
Il genio di Theodor Pištěk e l’eredità di Miloš Forman
Due abiti firmati da Theodor Pištěk, premio Oscar e storico collaboratore di Miloš Forman, celebrano il dialogo tra rigore storico e invenzione visiva. Dai costumi di Amadeus a quelli di Valmont, Pištěk riuscì a trasformare l’opulenza settecentesca in fenomeno popolare. Celebre il suo racconto: “Mi sembrava che la gente mettesse i miei costumi per uscire a passeggiare per strada”.
Le icone del cinema italiano e internazionale
La selezione 2026, curata da Barbara Goretti con Piero Risani e Carolina Rorato Guarienti per l’A.S.C., amplia lo sguardo oltre il Settecento. In mostra i costumi di Non ci resta che piangere indossati da Massimo Troisi e Roberto Benigni, gli abiti legati a Eleonora Duse nel film di Pietro Marcello, il tributo ad Anna Magnani attraverso La carrozza d’oro di Jean Renoir e la ricercatezza di Piero Tosi per Virna Lisi in Arabella. Non mancano le creazioni di Vittorio Nino Novarese per Il principe delle volpi, premio Oscar per i costumi.
La mostra di Cinecittà diventa così un viaggio nel tempo, dove moda e cinema si intrecciano. Ogni costume esposto non è soltanto un capo d’abbigliamento, ma un frammento di storia visiva che racconta come il Settecento continui a vivere nell’immaginario collettivo.
18 Febbraio 2026
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