La Galleria Borghese apre le sue sale a un viaggio dentro uno dei testi più influenti della cultura occidentale. Con la mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, in programma dal 23 giugno al 20 settembre, il museo romano mette in dialogo il poema di Ovidio con dipinti, sculture, oggetti, volumi e opere contemporanee.
Il percorso espositivo raccoglie oltre 80 opere e attraversa i grandi temi delle Metamorfosi, seguendo idealmente il movimento del poema, dal caos originario fino ai miti più celebri. Non si tratta soltanto di una mostra sull’antico, ma di un racconto sull’arte come trasformazione continua, capace di attraversare secoli, linguaggi e sensibilità diverse.
Un poema che ha nutrito l’immaginazione degli artisti
Le Metamorfosi sono state per secoli una fonte inesauribile di immagini, simboli e narrazioni. Dopo la Bibbia, il poema ovidiano è tra i testi più illustrati della storia, proprio perché offre agli artisti un repertorio straordinario di figure, corpi in movimento, amori, fughe, punizioni, desideri e trasformazioni.
La direttrice Francesca Cappelletti sottolinea il ruolo centrale di questo libro nella storia della cultura. Per pittori, scultori e committenti, Ovidio non è stato solo un autore da leggere, ma un grande serbatoio iconografico da interpretare, reinventare e tradurre in immagini.
La Galleria Borghese come luogo naturale delle metamorfosi
Il legame tra la Galleria Borghese e il poema di Ovidio non nasce per caso. Il Casino nobile voluto da Scipione Borghese fu pensato per accogliere una collezione in cui mito e arte potessero convivere in modo profondo, trasformando gli ambienti della villa in un grande teatro della bellezza.
Nelle sale del museo, le storie ovidiane trovano una casa ideale. Dai piccoli oggetti da collezione ai grandi dipinti, fino ai gruppi scultorei di Gian Lorenzo Bernini, tutto sembra parlare la lingua della trasformazione. Il movimento, la tensione dei corpi, il passaggio da una forma all’altra diventano elementi centrali di un’idea di bellezza viva e dinamica.
Dal caos iniziale alla nascita delle forme
La mostra prende avvio dal tema del caos, richiamando il primo libro delle Metamorfosi. È il punto di partenza del poema, ma anche una potente immagine della creazione artistica. Prima della forma c’è il disordine, prima dell’immagine compiuta c’è una materia ancora instabile, pronta a diventare altro.
In questo senso, la metamorfosi non è solo il contenuto dei miti, ma anche il principio stesso dell’arte. Ogni opera nasce da una trasformazione, da un’idea che prende corpo, da una materia che cambia stato e diventa racconto, figura, emozione.
Apollo, Dafne e il movimento che genera bellezza
Tra i miti più fortemente legati alla Galleria Borghese c’è quello di Apollo e Dafne, reso celebre dal capolavoro di Bernini. La giovane ninfa, inseguita dal dio, si trasforma in alloro nel momento stesso in cui sta per essere raggiunta. Il marmo cattura l’istante impossibile del cambiamento, quando il corpo è ancora umano ma già comincia a diventare pianta.
È proprio in questo passaggio che il mondo di Ovidio incontra l’arte barocca. La bellezza non è ferma, non è immobile, non è mai definitivamente conclusa. Nasce dal movimento, dalla fuga, dal vento che scompiglia i capelli, dalla tensione di un corpo colto mentre sta cambiando forma.
Miti antichi e immagini senza tempo
Il percorso espositivo attraversa alcuni dei miti più noti del poema. Accanto ad Apollo e Dafne, emergono il ratto di Proserpina, la storia di Aracne e della tessitura, Leda e il cigno, Pigmalione, Perseo e Medusa, fino alle figure legate al potere dell’amore, come Venere, Cupido e Narciso.
Ogni mito viene presentato come una possibilità di lettura dell’esperienza umana. La metamorfosi può essere desiderio, punizione, salvezza, perdita o rinascita. È un cambiamento fisico, ma anche interiore, perché racconta ciò che accade quando l’identità viene messa alla prova da passioni, paure e forze più grandi dell’individuo.
Un dialogo tra musei e collezioni internazionali
La mostra nasce da una collaborazione internazionale e arriva a Roma dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam. Il progetto è curato da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, e riunisce opere provenienti da importanti musei e collezioni del mondo.
Questo dialogo tra istituzioni permette di ampliare lo sguardo sulla fortuna visiva delle Metamorfosi. Il poema non appartiene a un solo tempo e a un solo luogo, ma ha attraversato l’Europa e la storia dell’arte, entrando nella pittura, nella scultura, nelle arti decorative, nei libri illustrati e perfino negli oggetti della vita quotidiana.
Da Tiziano a Rubens, un racconto attraverso i secoli
Il percorso mette insieme nomi e linguaggi molto diversi. Da Louis Finson, con il suo Caos o allegoria dei quattro elementi, a Annibale Carracci, Rubens, Tiziano, Poussin, Antonio del Pollaiolo e Sebastiano Ricci, la mostra racconta come ogni epoca abbia riletto Ovidio secondo la propria sensibilità.
Il mito diventa così una materia sempre nuova. Cambiano gli stili, le tecniche e i contesti culturali, ma resta la forza delle storie. Le trasformazioni narrate da Ovidio continuano a offrire agli artisti un modo per rappresentare il corpo, il desiderio, la violenza, la grazia, la fragilità e la potenza dell’immaginazione.
Rodin, Brancusi e la materia che cambia
La metamorfosi non riguarda soltanto il racconto mitologico, ma anche la materia dell’opera. La porosità di Rodin e la lucentezza essenziale di Brancusi mostrano due modi diversi di intendere la forma, il corpo e la superficie. Anche qui l’idea di trasformazione resta centrale, ma si sposta dal mito alla percezione.
La scultura diventa una forma che sembra nascere sotto gli occhi di chi guarda. Non rappresenta solo qualcosa, ma mostra il processo stesso del diventare. In questo senso, Ovidio continua a parlare anche quando il riferimento narrativo si fa meno diretto e più sottile.
La metamorfosi arriva al contemporaneo
Il percorso arriva fino al contemporaneo con l’artista coreana Anicka Yi, presente con opere sospese, simili a bozzoli fluttuanti. Sono forme che sembrano mutare mentre vengono osservate, confermando quanto il tema della trasformazione sia ancora oggi fertile e attuale.
La presenza di opere contemporanee evita alla mostra di diventare un semplice esercizio di memoria storica. Al contrario, dimostra che le Metamorfosi continuano a suggerire domande sul corpo, sulla materia, sulla natura, sull’identità e sul rapporto tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.
Una mostra sul potere generativo dell’arte
L’idea più forte della mostra è che la metamorfosi sia un atto generativo. Ogni trasformazione produce una nuova immagine, una nuova storia, una nuova possibilità di senso. Per questo il poema di Ovidio non è soltanto un repertorio di miti, ma una riflessione ancora viva sul cambiamento.
Alla Galleria Borghese, le opere non illustrano semplicemente un testo antico. Lo riattivano, lo fanno circolare nelle sale, lo intrecciano con la collezione permanente e con lo sguardo dei visitatori. Il risultato è un percorso in cui arte e letteratura si specchiano continuamente, mostrando che la bellezza, quando è davvero viva, non smette mai di trasformarsi.
23 Giugno 2026
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