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In Egitto riaffiora una fortezza di Ramses II con la tomba di un cavallo

Archeologi scoprono nel Delta del Nilo una sepoltura di cavallo e nuove testimonianze dell’epoca di Ramses II

In Egitto riaffiora una fortezza di Ramses II con la tomba di un cavallo

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Tell el-Abqa’in restituisce stele, grano carbonizzato e tracce della vita militare nell’Egitto di oltre tremila anni fa

Nel Delta Occidentale del Nilo, a circa 75 chilometri da Alessandria d’Egitto, gli archeologi stanno riportando alla luce nuovi frammenti della vita militare e quotidiana dell’epoca faraonica. Gli ultimi scavi condotti a Tell el-Abqa’in hanno restituito strutture residenziali, iscrizioni reali, grandi contenitori per cereali e soprattutto la sepoltura completa di un giovane cavallo, un ritrovamento che potrebbe avere avuto anche un significato cerimoniale.

Il sito viene associato a un antico insediamento fortificato utilizzato durante il regno di Ramses II, in un’area particolarmente importante per la difesa dei confini occidentali dell’Egitto.

Un insediamento militare nel Delta del Nilo

Gli scavi hanno individuato un ampio complesso costruito utilizzando mattoni di fango essiccati al sole, una tecnica largamente diffusa nell’architettura dell’antico Egitto.

Secondo quanto riferito da Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, le strutture emerse permettono di ricostruire non soltanto l’organizzazione militare del sito, ma anche diversi aspetti della vita quotidiana delle persone che vi abitavano.

Accanto agli ambienti sono infatti comparsi strumenti, manufatti e oggetti collegati alle attività domestiche e alle pratiche religiose.

Grano carbonizzato conservato nelle grandi giare

Tra gli elementi più interessanti figurano alcune grandi giare in ceramica che conservavano ancora chicchi di grano carbonizzato.

Il ritrovamento offre una testimonianza diretta delle attività di conservazione e approvvigionamento alimentare all’interno dell’insediamento e contribuisce a comprendere meglio come fosse organizzata la vita di una comunità che probabilmente doveva sostenere anche una presenza militare stabile.

Piccoli reperti di questo tipo possono sembrare meno spettacolari rispetto a statue o iscrizioni monumentali, ma spesso permettono agli archeologi di ricostruire gli aspetti più concreti della vita quotidiana.

La sepoltura di un giovane cavallo

La scoperta che ha attirato maggiore attenzione è però quella di una sepoltura completa appartenente a un giovane cavallo.

La posizione dell’animale, l’orientamento della testa e la disposizione ordinata dei resti suggeriscono che non si sia trattato di una morte casuale seguita da un semplice interramento. Gli archeologi ritengono possibile che l’animale sia stato deposto intenzionalmente secondo una procedura precisa.

Una sistemazione di questo tipo potrebbe indicare una particolare importanza attribuita al cavallo oppure una funzione simbolica e cerimoniale. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per comprendere con maggiore precisione il significato della sepoltura.

Una nuova iscrizione dedicata al faraone Merneptah

Durante gli scavi è stato inoltre recuperato un frammento di stele in calcare con una parte di iscrizione in scrittura ieratica riferita al faraone Merneptah, successore di Ramses II.

Il testo celebra la forza del sovrano confrontandola con quella di Seth, divinità legata anche alla potenza e alla guerra, e contiene un riferimento a Ptah, una delle principali divinità creatrici della religione egizia.

Si tratta del primo reperto di questo tipo individuato nell’area, elemento che contribuisce a definire meglio la continuità di utilizzo dell’insediamento tra diverse fasi del Nuovo Regno.

I nomi reali di Ramses II incisi nella pietra

Un’altra stele in calcare conserva invece iscrizioni geroglifiche riconducibili direttamente a Ramses II.

Sulla superficie sono presenti il nome di nascita del sovrano, il nome assunto con l’incoronazione e il nome di Horus, elementi della complessa titolatura utilizzata dai faraoni per rappresentare autorità politica e dimensione religiosa.

La presenza di queste iscrizioni rafforza il collegamento tra Tell el-Abqa’in e il sistema di controllo territoriale sviluppato durante il lungo regno di Ramses II.

Un prigioniero libico racconta le guerre di confine

Tra i reperti compare anche una stele raffigurante un uomo con il corpo piegato e le mani legate.

Le caratteristiche dell’abbigliamento hanno portato gli studiosi a identificarlo come un possibile prigioniero appartenente ai Meshwesh, popolazione di origine libica presente nelle regioni occidentali rispetto alla valle del Nilo.

L’immagine rappresenta una testimonianza significativa delle tensioni che interessavano le frontiere dell’Egitto e delle campagne condotte per controllare le aree occidentali.

Archeologia militare e vita quotidiana nello stesso sito

L’importanza delle nuove scoperte di Tell el-Abqa’in deriva soprattutto dalla varietà delle testimonianze recuperate.

Le iscrizioni reali raccontano il potere dei faraoni e le esigenze di difesa del territorio, mentre le abitazioni, le giare di grano, gli oggetti di uso comune e la sepoltura del cavallo restituiscono una dimensione molto più quotidiana.

È proprio l’unione di questi elementi a rendere il sito particolarmente interessante. Dietro i nomi di Ramses II e Merneptah emergono infatti persone, animali, attività, riti e necessità concrete che oltre tremila anni fa facevano parte della vita di una comunità situata lungo uno dei confini strategici dell’antico Egitto.


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17 Settembre 2026
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