Dopo Adolescenti interrotti, Stefano Vicari torna in libreria con Diversamente intelligenti. Vivere la neurodivergenza in un mondo omologato, pubblicato da Feltrinelli. Un libro che prova a spiegare, con linguaggio chiaro e diretto, cosa significa vivere con un funzionamento mentale che non segue i percorsi considerati più comuni.
Il direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma affronta temi come autismo, ADHD, dislessia, plusdotazione e altre forme di pensiero non convenzionale. L’obiettivo non è trasformare la neurodivergenza in una moda, ma aiutare a comprenderla con maggiore rispetto, distinguendo tra caratteristiche personali, difficoltà reali e disturbi che richiedono attenzione clinica.
Capire la neurodivergenza senza ridurla a un’etichetta
Nel libro, Stefano Vicari descrive la neurodivergenza come una modalità di funzionamento diversa rispetto alla media della popolazione. Questa media riguarda comportamenti, reazioni emotive, modi di apprendere, di comunicare e di affrontare gli stimoli del mondo esterno.
Chi è neurodivergente può percepire le emozioni, reagire agli ambienti o entrare in relazione con gli altri in modo differente. Alcuni comportamenti possono apparire insoliti o difficili da comprendere a chi ragiona secondo schemi più comuni, ma questo non significa automaticamente che siano sbagliati. Il punto centrale è imparare a leggere queste differenze senza giudizio immediato.
Il rischio delle autodiagnosi
Uno dei passaggi più delicati riguarda il fenomeno delle autodiagnosi. Sempre più persone, anche attraverso contenuti online, arrivano a definirsi un po’ autistiche oppure a riconoscersi nell’ADHD senza aver seguito un percorso diagnostico adeguato.
Vicari invita alla prudenza. Da una parte, questa tendenza può nascondere un bisogno reale di dare un nome a una sofferenza o a una difficoltà vissuta da tempo. Dall’altra, però, ridurre disturbi complessi a un elenco di sintomi può generare confusione e banalizzare condizioni che, quando sono clinicamente rilevanti, incidono profondamente sulla vita quotidiana.
Quando la diversità diventa fatica quotidiana
Il tema non è stabilire se una persona sia semplicemente originale, introversa o fuori dagli schemi. Il punto, soprattutto in ambito clinico, è capire se una certa modalità di funzionamento limita la qualità della vita, produce sofferenza o rende difficile affrontare situazioni comuni.
Una persona che fatica a stare in ambienti rumorosi, a partecipare a feste o a frequentare luoghi affollati può sentirsi continuamente costretta ad adattarsi. Se il mondo intorno si aspetta sempre socialità, brillantezza e disponibilità alla relazione, chi funziona diversamente può vivere uno stress continuo, con il rischio di sviluppare ansia, isolamento o depressione.
Diagnosi più attente, non necessariamente troppe diagnosi
Sul tema dell’ADHD nei bambini, Vicari respinge l’idea che ci sia semplicemente un’esplosione artificiale di diagnosi. Secondo la sua lettura, oggi esiste una maggiore capacità di riconoscere segnali che in passato venivano ignorati, sottovalutati o interpretati come semplice svogliatezza, cattiva educazione o mancanza di impegno.
Questo non significa diagnosticare tutto e tutti. Significa, piuttosto, intercettare prima la sofferenza e distinguere tra una difficoltà temporanea, una caratteristica individuale e un disturbo che richiede un intervento specifico. La diagnosi, quando è seria, non serve a incasellare una persona, ma a costruire strumenti più adeguati per aiutarla.
Il consiglio ai genitori
Ai genitori, Vicari propone un criterio molto concreto, osservare se una determinata stranezza o particolarità del figlio incide davvero sulla sua qualità di vita. Non ogni comportamento insolito è un segnale di disturbo, e non ogni differenza deve essere trasformata in problema.
In neuropsichiatria infantile, ricorda il professore, non esistono sempre esami oggettivi capaci di dare una risposta immediata. Il principio fondamentale è la disfunzionalità, cioè il momento in cui un comportamento, una difficoltà o una modalità di relazione iniziano a limitare in modo significativo la vita del bambino, della famiglia o del contesto scolastico.
Dare un nome alla difficoltà può cambiare lo sguardo
Tra gli episodi raccontati nel libro, Vicari ricorda il caso di un bambino dislessico e della madre che, attraverso il percorso del figlio, scopre di essere a sua volta disortografica. La consapevolezza non cancella la fatica, ma può trasformare il modo in cui una persona interpreta la propria storia.
Capire che una difficoltà ha un nome può alleggerire anni di giudizi sbagliati. Non significa evitare l’impegno o rinunciare a migliorare, ma smettere di sentirsi incapaci, pigri o meno intelligenti. In questo senso, una diagnosi corretta può diventare uno strumento di comprensione e non un marchio.
Il camouflage e il prezzo del mascheramento
Un altro tema centrale è il camouflage, cioè il mascheramento. Succede spesso, spiega Vicari, soprattutto nelle ragazze con tratti dello spettro autistico. Per non essere escluse o considerate strane, imparano a imitare comportamenti sociali che non sentono naturali.
Ridono quando pensano di dover ridere, si mostrano brillanti quando vorrebbero restare in silenzio, partecipano a contesti rumorosi anche se quei rumori risultano difficili da sopportare. Nel tempo, questa continua recita sociale può diventare molto pesante. Fingere costantemente di essere altrove rispetto a ciò che si prova può generare stress, ansia e depressione.
La neurodivergenza come possibile talento
Il libro non si ferma alla descrizione della fatica. Vicari sottolinea anche che una mente neurodivergente, se accolta nel contesto giusto, può esprimere capacità importanti. Il problema nasce quando tutti vengono costretti a funzionare secondo lo stesso modello, come se esistesse un solo modo corretto di apprendere, lavorare, relazionarsi e produrre risultati.
Una persona autistica molto brillante, ad esempio, può rendere molto di più in un ambiente adatto, con regole chiare, stimoli gestibili e aspettative coerenti. Se invece viene valutata soltanto sulla capacità di adattarsi a schemi rigidi, rischia di essere penalizzata proprio nei suoi punti di forza.
Una scuola meno omologata può fare la differenza
Il ragionamento di Vicari riguarda anche il mondo della scuola. Valutare un bambino solo sulla capacità di restare seduto per ore, seguire tempi uguali per tutti e rispondere a modalità standard può diventare ingiusto, soprattutto quando non si considerano le sue reali competenze.
Una scuola più attenta non dovrebbe abbassare le aspettative, ma renderle più intelligenti. Riconoscere stili cognitivi diversi non significa rinunciare alla formazione, ma costruire condizioni migliori perché ciascuno possa apprendere. In questo passaggio, la neurodivergenza smette di essere soltanto un problema individuale e diventa anche una domanda rivolta alla società.
Vivere in un mondo che chiede uniformità
Il sottotitolo del libro, Vivere la neurodivergenza in un mondo omologato, contiene il nodo principale della riflessione. Molte difficoltà non nascono solo dalla persona, ma dall’incontro tra un certo funzionamento mentale e un ambiente che lascia poco spazio alla differenza.
Quando la società pretende risposte sempre uguali, tempi uguali, comportamenti uguali e forme di socialità uguali, chi non rientra in quel modello rischia di sentirsi sbagliato. Il libro di Vicari invita invece a cambiare prospettiva, non per negare le difficoltà, ma per riconoscere che un mondo meno rigido può essere più vivibile per tutti.
16 Giugno 2026
© ICOE
https://www.icoe.it/magazine.do?dettagli=diversamenteintelligentistefanovicari&key=1781606288
Editoriale realizzato dalla I.CO.E.
Centro studi su innovazione, comunicazione ed etica.
Copywriters
Francesca S., Matteo R., Laura A., Antonella B., Giorgio F., Anna C., Miriam M., Stefano G., Adele P., Francesca N. e Roberto C.
Indice articoli
centrostudi@icoe.it
+39.06.5654.8962 phone
+39.338.146.147.6 infoline
+39.06.2331.8513 fax
Messaggio WhatsApp
Privacy e Cookies (GDPR)
ICOE | grippi associati
Via Giosué Carducci, 10
00187 Roma IT
PI 14592991005
GoogleMap
Data Center: Via C. Pavese RM-EUR
30th Anniversary 1996–2026
© 1996, grippi associati | centro studi ICOE. Tutti i diritti sono riservati.