All’Istituto Polacco di Roma torna Da A ad A, progetto espositivo nato nell’ambito della Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma e pensato come spazio di incontro tra giovani artisti, curatori e istituzioni culturali. La collettiva, dal titolo Nulla di ordinario / Nic zwyczajnego, sarà inaugurata mercoledì 13 maggio 2026 alle ore 19:00 a Palazzo Blumenstihl, in via Vittoria Colonna 1, Roma.
Una collettiva tra pittura, ricerca e sperimentazione
Da A ad A si conferma come un progetto dedicato alla ricerca artistica emergente, con particolare attenzione ai linguaggi della pittura contemporanea e alle sue possibili trasformazioni. La mostra non sembra voler proporre una direzione unica o una lettura rigida delle opere, ma costruire un percorso aperto, dove ogni artista porta una propria visione, un proprio ritmo e una propria idea di immagine.
Il sottotitolo Nulla di ordinario / Nic zwyczajnego suggerisce già una chiave di lettura interessante, un invito a guardare oltre l’apparenza, a cercare nelle opere qualcosa che sfugge alla consuetudine e che chiede al pubblico uno sguardo meno automatico.
Masha Khorshidsavar tra gli artisti in mostra
Tra i nomi presenti nella collettiva figura anche Masha Khorshidsavar, artista già premiata nell’ambito del Premio Colacicchi 2025. La sua partecipazione aggiunge un elemento di particolare interesse al progetto, perché collega il percorso della mostra a una ricerca già riconosciuta e valorizzata in un contesto dedicato alla giovane arte contemporanea.
La presenza di Masha Khorshidsavar permette inoltre di sottolineare il ruolo di Da A ad A come piattaforma di visibilità per artiste e artisti in formazione o in fase di consolidamento, offrendo loro un’occasione concreta di confronto con il pubblico, con i curatori e con una rete istituzionale internazionale.
Il progetto dell’Accademia di Belle Arti di Roma
La mostra nasce come progetto della Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma. L’iniziativa è ideata da Alfredo Pirri e Sergio Sarra, confermando una linea di lavoro che mette al centro la formazione artistica, ma anche la necessità di portarla fuori dagli spazi accademici tradizionali.
In questo passaggio dall’aula allo spazio espositivo, il lavoro degli artisti assume una dimensione diversa. Non è più soltanto esercizio, studio o sperimentazione privata, ma diventa dialogo pubblico, relazione con un luogo, con una comunità culturale e con una città complessa come Roma.
Una curatela pensata per un progetto corale
La collettiva è curata da Ilaria Gianni, Greta Martina e Giuliana Paolino per IUNO. La scelta curatoriale sembra valorizzare proprio il carattere plurale dell’esposizione, lasciando emergere differenze, sensibilità e approcci individuali senza forzarli dentro una formula unica.
In una mostra collettiva, il lavoro curatoriale ha un ruolo delicato, perché deve costruire relazioni tra opere diverse senza cancellarne l’identità. In questo caso, il progetto sembra muoversi nella direzione di un equilibrio tra autonomia degli artisti e visione complessiva, creando un racconto condiviso ma non uniforme.
Gli artisti coinvolti nella collettiva
Secondo la locandina della mostra, partecipano al progetto Maria Camilla Brandenburg, Serena Ciccone, Magdalena Doszla, Dawid Konopka, Maciej Powata, Stefa Gosiewsk, He Jiahao, Masha Khorshidsavar, Benjamin Menchetti, Moczulska Murawska, Domenico Mondelli, Matteo Rossi, Paco Sangrado, Mateusz Stańczak, Chiara Viviani e Marcin Zonenberg.
La varietà dei nomi suggerisce una composizione ampia, attraversata da provenienze, esperienze e sensibilità diverse. È proprio questa pluralità a rendere la collettiva interessante, perché permette di osservare come la pittura e le pratiche visive contemporanee possano diventare terreno di confronto tra percorsi personali e contesti culturali differenti.
Il dialogo con l’Istituto Polacco di Roma
La collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma rafforza il rapporto tra l’Accademia e le istituzioni culturali straniere presenti nella Capitale. Roma, in questo senso, non è solo il luogo fisico della mostra, ma anche un crocevia di accademie, istituti, residenze e centri culturali che possono offrire agli artisti occasioni di apertura e scambio.
Palazzo Blumenstihl diventa così uno spazio in cui la giovane ricerca artistica incontra un contesto internazionale, favorendo una circolazione di idee che va oltre la dimensione puramente espositiva. Per artisti e artiste, questo tipo di esperienza può rappresentare un passaggio importante, perché mette in relazione il lavoro individuale con una rete culturale più ampia.
Una mostra visitabile fino a settembre
Da A ad A, Nulla di ordinario / Nic zwyczajnego sarà visitabile fino all’11 settembre 2026, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle ore 17:00 e su appuntamento. La durata estesa della mostra permette al progetto di non esaurirsi nel solo momento inaugurale, ma di restare aperto al pubblico per diversi mesi.
Questa continuità è importante, soprattutto per una collettiva dedicata alla ricerca emergente. Le opere hanno bisogno di tempo per essere osservate, comprese e discusse. Una mostra visitabile per un periodo ampio consente anche a studenti, studiosi, appassionati e operatori culturali di inserirla con maggiore facilità nei propri percorsi di visita e approfondimento.
Una vetrina per la giovane arte contemporanea
La collettiva conferma il valore dei progetti capaci di creare ponti tra formazione, istituzioni e scena artistica contemporanea. Iniziative come Da A ad A offrono agli artisti non solo uno spazio espositivo, ma anche un’occasione per misurarsi con il pubblico e con il sistema dell’arte, in una fase spesso decisiva del proprio percorso.
La partecipazione di Masha Khorshidsavar, già premiata al Premio Colacicchi 2025, contribuisce a rendere ancora più significativo questo appuntamento, inserendo nella collettiva una presenza già riconosciuta e coerente con l’obiettivo del progetto, valorizzare nuove ricerche, nuovi sguardi e nuove possibilità della pittura contemporanea.
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12 Maggio 2026
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