La cultura torna a pesare in modo più evidente nelle abitudini degli italiani. Non solo televisione, musica e radio, che restano le forme più diffuse di fruizione quotidiana, ma anche cinema, musei, concerti, teatro e viaggi brevi legati all’arte e al patrimonio. Secondo l’Osservatorio sulle esperienze culturali in Italia, realizzato da Impresa Cultura Italia Confcommercio in collaborazione con Swg, la spesa media delle famiglie per i consumi culturali raggiunge i 108 euro al mese.
Il dato segna una crescita rispetto ai 94 euro indicati nella precedente rilevazione e si avvicina ai livelli pre-pandemici del 2019, quando la spesa media era pari a 113 euro mensili. Un recupero che racconta non solo una maggiore disponibilità a investire in cultura, ma anche il ritorno del pubblico verso esperienze vissute fuori casa.
Televisione, musica e radio restano al centro dei consumi culturali
Nel paniere delle attività culturali più presenti nella vita quotidiana, la televisione conserva un ruolo dominante. Programmi televisivi, film e serie sono fruiti dal 92% degli italiani, confermando quanto lo schermo domestico continui a essere uno dei principali canali di accesso all’intrattenimento e all’informazione culturale.
Subito dopo arriva la musica, ascoltata dall’87% della popolazione, mentre la radio coinvolge l’82% degli italiani. Sono numeri che mostrano una cultura spesso intrecciata con i gesti di ogni giorno, dalla casa agli spostamenti, dal tempo libero al lavoro. La fruizione digitale ha ampliato le possibilità, ma non ha cancellato le forme più tradizionali di ascolto e visione.
La lettura mantiene uno spazio significativo
Anche la lettura continua a essere una componente rilevante del rapporto degli italiani con la cultura. Il 65% dichiara di aver letto almeno un libro dall’inizio dell’anno, un dato che conferma la capacità del libro di mantenere una presenza stabile, pur in un contesto segnato da molte alternative digitali e da un’attenzione spesso frammentata.
Più contenuta, ma comunque significativa, è la quota di chi legge quotidiani a pagamento, in formato cartaceo o digitale, pari al 43%. Questo elemento segnala una disponibilità ancora concreta a pagare per contenuti informativi, soprattutto quando vengono percepiti come affidabili, approfonditi o utili per orientarsi nell’attualità.
Cinema, musei e spettacoli guidano le attività con spesa diretta
Tra le esperienze culturali che prevedono una spesa specifica, il cinema resta una delle attività più diffuse, con il 51% degli italiani che lo include tra i propri consumi. Seguono le visite a musei, mostre e siti archeologici, indicate dal 49%, a conferma del forte legame tra pubblico, patrimonio artistico e luoghi della cultura.
Buona anche la partecipazione agli spettacoli dal vivo. Teatro e spettacoli all’aperto raggiungono il 40%, mentre i concerti coinvolgono il 35% degli italiani. Dopo anni complessi per il settore degli eventi, questi dati indicano una voglia di presenza, condivisione e partecipazione che va oltre la semplice fruizione individuale.
Weekend culturali, cresce l’interesse per viaggi brevi e arte
Uno dei segnali più interessanti riguarda i weekend culturali. Oltre un italiano su due sarebbe molto interessato a riceverne uno in regalo, mentre il 42% si dichiara molto propenso a regalarlo a una persona cara. L’esperienza culturale, quindi, non viene vista soltanto come consumo personale, ma anche come dono, occasione di relazione e tempo condiviso.
Negli ultimi dodici mesi il 46% degli italiani ha effettuato almeno un weekend culturale. La scelta più frequente è stata quella di uscire dalla propria regione, opzione indicata dal 34%. Il dato suggerisce una domanda che unisce turismo, patrimonio, città d’arte, borghi, mostre, eventi e territori meno battuti, con ricadute potenzialmente importanti anche per le economie locali.
La spesa per i fine settimana culturali supera i 286 euro
La spesa media pro capite per un weekend culturale raggiunge i 286,2 euro, in aumento rispetto ai circa 235 euro registrati nella precedente rilevazione. È un incremento che riflette probabilmente sia l’aumento dei costi legati a trasporti, ospitalità e servizi, sia una maggiore disponibilità a destinare risorse a esperienze considerate arricchenti.
Anche tra chi non ha ancora vissuto questa esperienza emerge un interesse economico concreto. Il 54% degli italiani non ha effettuato weekend culturali nell’ultimo anno, ma la disponibilità di spesa prevista si attesta a 215,7 euro. Si tratta di una domanda potenziale rilevante, che potrebbe essere intercettata con offerte accessibili, proposte territoriali ben costruite e strumenti di promozione più mirati.
Divari sociali e territoriali restano una questione aperta
La crescita dei consumi culturali non elimina, però, le differenze di accesso. Secondo Carlo Fontana, presidente di Impresa Cultura Italia Confcommercio, l’aumento della spesa è “un segnale importante”, perché dimostra che la cultura risponde a una domanda reale e può diventare una leva per sviluppo, occupazione e coesione sociale.
Fontana richiama però anche la necessità di affrontare i divari economici, sociali, generazionali e territoriali che continuano a influenzare la partecipazione culturale. Da qui la proposta di politiche strutturali capaci di sostenere non solo l’offerta, ma anche la domanda, compresa l’ipotesi di detrazioni fiscali per le spese legate a consumi ed esperienze culturali.
Cultura, turismo e territori possono creare nuovo valore
L’interesse crescente verso i weekend culturali conferma quanto il rapporto tra cultura e turismo sia sempre più stretto. Una mostra, un festival, un museo, un sito archeologico o un percorso urbano possono diventare il motivo principale di un viaggio breve, trasformando il territorio in una destinazione da vivere con tempi più lenti e maggiore consapevolezza.
Per le città d’arte, i piccoli centri, le aree interne e le destinazioni meno note, questa tendenza può rappresentare un’opportunità. Ma perché il valore sia diffuso servono accessibilità, qualità dell’offerta, comunicazione efficace e una rete tra istituzioni, imprese culturali, operatori turistici e comunità locali. La crescita della spesa è un segnale positivo, ma la vera sfida sarà trasformare l’interesse in partecipazione ampia e continuativa.
21 Agosto 2026
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