Dal 25 settembre al 25 ottobre 2026 Villa delle Rose a Bologna ospita la mostra “Claudio Verna. La luce è un luogo”, dedicata a una delle figure più significative della pittura italiana contemporanea. Il progetto espositivo ripercorre circa sessant’anni di attività attraverso trentanove opere, mettendo in relazione lavori storici e realizzazioni più recenti in un racconto che restituisce la continuità, ma anche l’evoluzione, della ricerca dell’artista.
Una mostra costruita come un dialogo nel tempo
Curata da Giulia Pezzoli e Lorenzo Balbi, la mostra nasce con l’obiettivo di raccontare la pittura di Verna senza trasformarla in una semplice retrospettiva cronologica. Le opere sono state selezionate direttamente dall’artista e accostano periodi differenti della sua produzione, lasciando emergere relazioni, variazioni e ritorni che attraversano decenni di lavoro.
Ne deriva un percorso in cui il passato non viene presentato come qualcosa di concluso, ma continua a confrontarsi con il presente. Le tele degli anni Sessanta e Settanta convivono con quelle più recenti, suggerendo l’idea di una ricerca ancora in movimento, capace di modificarsi senza perdere la propria identità.
La pittura come forma di pensiero
Alla base del lavoro di Claudio Verna c’è una concezione nella quale gesto e riflessione non possono essere realmente separati. L’idea espressa dall’artista secondo cui “fare e pensare sono la stessa cosa” diventa così una possibile chiave di lettura dell’intera esposizione.
La pittura non è soltanto il risultato finale di un processo creativo, ma anche il luogo nel quale quel processo prende forma. Colore, superficie, luce e struttura della tela diventano strumenti attraverso i quali interrogare continuamente il linguaggio pittorico e le sue possibilità.
Gli anni in cui la pittura mise in discussione se stessa
La formazione e la maturazione artistica di Verna coincidono con una stagione particolarmente complessa per l’arte italiana. Tra gli anni Sessanta e Settanta molti artisti iniziarono infatti a interrogarsi sul significato stesso della pittura, in un momento nel quale la tradizionale contrapposizione tra figurazione e astrazione appariva ormai insufficiente.
Per Verna la questione diventò ancora più radicale, fino a trasformarsi nella domanda se continuare o meno a dipingere. La sua scelta fu quella di rimanere all’interno dello spazio della tela, cercando però di ridefinirne continuamente regole e possibilità.
Oltre l’etichetta della pittura analitica
Una parte importante della produzione di Verna viene spesso collegata alla cosiddetta pittura analitica, esperienza sviluppatasi in Italia soprattutto durante gli anni Settanta. Una definizione che lo stesso artista considera tuttavia troppo rigida per descrivere una stagione composta da personalità e percorsi molto differenti.
Più che un movimento unitario, per Verna si trattò di una generazione di artisti impegnata nel tentativo di superare l’esperienza informale senza rinunciare al linguaggio pittorico. Il problema non era quindi abbandonare la pittura, ma trovare nuove condizioni perché potesse continuare a essere contemporanea.
Reinventare continuamente il linguaggio della tela
La posizione dell’artista emerge con particolare chiarezza quando afferma che la pittura, “se non si reinventa ogni volta è un feticcio del passato”. Una dichiarazione che sintetizza una ricerca fondata sulla necessità di evitare formule definitive e ripetizioni.
In questo senso anche il rapporto con il colore e con la luce assume un ruolo centrale. La superficie pittorica diventa uno spazio nel quale elementi apparentemente semplici producono variazioni, tensioni ed equilibri sempre nuovi. Da qui anche il titolo della mostra, “La luce è un luogo”, che suggerisce una dimensione non soltanto visiva ma quasi fisica della pittura.
Sessant’anni di ricerca senza una conclusione definitiva
Il percorso allestito a Villa delle Rose permette così di osservare l’opera di Claudio Verna non come una successione di fasi separate, ma come un lungo processo di verifica e trasformazione. Le trentanove opere selezionate costruiscono collegamenti tra momenti lontani nel tempo e mostrano come alcune questioni possano tornare, cambiare e assumere nuovi significati.
Alla vigilia del suo ottantanovesimo compleanno, Verna continua quindi a confrontarsi con la stessa domanda che ha accompagnato gran parte della sua esperienza artistica, capire quali possibilità restino ancora aperte all’interno della pittura. Ed è forse proprio questa assenza di una risposta definitiva a rendere il suo lavoro ancora oggi parte del dibattito sull’arte contemporanea.
24 Settembre 2026
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