Per anni il nome Banksy ha rappresentato uno dei più grandi enigmi dell’arte contemporanea. Un’identità nascosta, un volto mai davvero mostrato, una firma diventata più potente della presenza fisica dell’artista. Ora, però, quel velo che ha alimentato curiosità, teorie e leggende potrebbe essersi assottigliato fino quasi a sparire.
Un’indagine che riapre il caso
Secondo una ricostruzione giornalistica molto ampia, dietro lo pseudonimo Banksy ci sarebbe Robin Gunningham, artista nato a Bristol nel 1973 e in seguito associato anche al nome di David Jones. Non si tratta di una voce isolata o di una suggestione nata sui social, ma del risultato di un lavoro investigativo costruito su testimonianze, verifiche incrociate e osservazioni sul campo.
Dall’Ucraina ai dettagli che combaciano
Uno dei passaggi più rilevanti dell’inchiesta riguarda le opere comparse in Ucraina alla fine del 2022. In quel caso era stato lo stesso Banksy, attraverso il proprio profilo Instagram, a confermare la paternità di alcuni interventi realizzati come gesto di solidarietà verso la popolazione colpita dalla guerra. Proprio partendo da quei murales, i reporter hanno seguito una pista concreta, spostandosi nei luoghi delle opere e raccogliendo elementi utili a restringere il campo.
Le testimonianze raccolte sul territorio
Nel corso delle verifiche, particolare attenzione è stata dedicata a Horenka, una delle località coinvolte nell’indagine. Qui sono stati ascoltati abitanti e testimoni, ai quali sono state mostrate fotografie di diversi artisti urbani per cercare un riconoscimento attendibile. Tra i nomi presi in considerazione compariva anche Thierry Guetta, ma la convergenza degli indizi avrebbe portato ancora una volta verso Robin Gunningham, già indicato anni fa da altre inchieste giornalistiche.
Un nome che torna da lontano
In realtà il collegamento tra Banksy e Gunningham non nasce oggi. Già nel 2008 il Daily Mail aveva sostenuto di essere arrivato molto vicino alla vera identità dell’artista, pur senza presentare una conferma definitiva. Nel tempo erano emerse anche fotografie ritenute compatibili con quel profilo, ma le smentite e il riserbo attorno all’artista avevano continuato ad alimentare il mito. È proprio questa ambiguità, del resto, che ha contribuito a trasformare Banksy in qualcosa di più di un semplice street artist.
Le collaborazioni e le ipotesi alternative
Tra le figure più spesso accostate all’identità di Banksy c’è stato anche Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack. Il suo nome è tornato più volte nelle ipotesi circolate nel tempo, anche per affinità artistiche, geografiche e culturali. Secondo quanto emerso, il musicista non sarebbe stato il misterioso autore dei graffiti, ma avrebbe collaborato con lui in alcune occasioni, contribuendo a rendere ancora più fitto il reticolo di relazioni attorno al progetto artistico.
Le immagini del passato e il peso del presente
Un altro tassello importante era arrivato anche dalla Bbc, che aveva diffuso fotografie di un giovane Banksy impegnato a insegnare graffiti e stencil ad alcuni ragazzi nella Bristol degli anni Novanta. Le immagini, fornite da Peter de Boer, raccontano una fase lontana dalla fama globale e vicina invece a una dimensione quasi artigianale, fatta di laboratori, adolescenti e piccoli compensi. Colpisce il contrasto con il presente: da quelle lezioni pagate poche sterline a opere oggi valutate milioni di pound.
Il fascino dell’anonimato nell’arte contemporanea
Anche se molte tessere sembrano ormai andare nella stessa direzione, il caso Banksy continua a conservare un elemento quasi paradossale. Più ci si avvicina a un nome, più emerge il valore simbolico dell’anonimato che lo ha protetto per anni. In fondo, il mistero non ha soltanto accompagnato l’artista, ma è diventato parte integrante della sua opera. E forse è proprio questo il punto più interessante: capire chi sia Banksy può chiudere una curiosità, ma non basta a esaurire il significato culturale del personaggio.
14 Marzo 2026
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