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Carlo Levi e il popolo lucano, a Roma una mostra tra memoria e fotografia

Il popolo lucano di Carlo Levi rivive in una mostra fotografica che unisce arte, memoria e cultura del Mezzogiorno

Carlo Levi e il popolo lucano, a Roma una mostra tra memoria e fotografia

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A Roma la mostra su Carlo Levi e Domenico Notarangelo racconta la memoria della Lucania attraverso fotografia e storia

La storia del Mezzogiorno italiano passa anche attraverso le immagini e le parole di chi lo ha raccontato con rispetto e profondità. A Roma una nuova esposizione prova a ricostruire proprio questo sguardo, mettendo in dialogo arte, fotografia e memoria storica. La mostra Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo riunisce due prospettive che, pur diverse, hanno raccontato lo stesso mondo umano e culturale.

Un progetto culturale dedicato alla memoria del Mezzogiorno

L’esposizione è ospitata presso la Fondazione Carlo Levi ETS, nella sede di via Ancona a Roma. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la stessa fondazione e l’Associazione culturale Pier Paolo Pasolini di Matera. Il progetto è stato ideato e curato da Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso, con l’obiettivo di restituire al pubblico una narrazione visiva della Lucania e delle sue trasformazioni nel secondo Novecento.

Il dialogo tra Carlo Levi e Domenico Notarangelo

Il percorso espositivo mette in relazione il pensiero e l’opera di Carlo Levi con l’attività fotografica di Domenico Notarangelo. Tra i due esisteva un rapporto umano e culturale molto intenso, sviluppato nel periodo compreso tra il 1960 e il 1975. Un legame che ha trovato un momento particolarmente significativo nell’organizzazione dei funerali di Levi ad Aliano, il paese lucano dove lo scrittore era stato confinato negli anni 1935 e 1936.

Uno sguardo sulla Lucania e sul mondo contadino

Il lavoro fotografico di Domenico Notarangelo non si limita a registrare scene di vita quotidiana. Le immagini raccontano il tessuto umano della Lucania, mostrando volti, paesaggi e gesti che riflettono la storia sociale del territorio. Secondo i curatori, il progetto nasce anche dall’idea di ascolto sviluppata da Carlo Levi, un modo di osservare il mondo capace di collegare passato e presente attraverso l’arte e la testimonianza.

Le fotografie legate al film di Francesco Rosi

Una sezione importante della mostra è dedicata alle immagini realizzate durante la lavorazione del film Cristo si è fermato a Eboli, diretto da Francesco Rosi nel 1979. In quell’occasione Domenico Notarangelo collaborò direttamente con il regista, documentando il lavoro sul set e instaurando un rapporto di grande sintonia artistica anche con l’attore protagonista Gian Maria Volonté.

Fotografia come memoria storica e umana

Molti degli scatti esposti sono poco conosciuti o inediti. Non si tratta semplicemente di documenti visivi, ma di immagini che entrano nella dimensione più profonda delle persone ritratte. Attraverso queste fotografie emerge una realtà fatta di relazioni, lavoro e memoria collettiva, elementi che hanno segnato la storia del Mezzogiorno nel corso del Novecento.

Un omaggio alla cultura italiana del Novecento

La mostra rappresenta anche un tributo a due figure centrali della cultura italiana. La presidente della Fondazione Carlo Levi ETS, Daniela Fonti, ha sottolineato come l’iniziativa rappresenti un modo per restituire valore alla memoria collettiva del Sud, riaffermando la dimensione civile e culturale dello sguardo artistico. Un invito a rileggere il passato non come nostalgia, ma come chiave per comprendere il presente.

La mostra sarà inaugurata il 27 febbraio 2026 alle ore 17.00 presso la sede della Fondazione Carlo Levi ETS a Roma e resterà aperta al pubblico fino al 17 aprile 2026.


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05 Marzo 2026
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