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Cannes tra cinema, politica e nuove sfide digitali

Cannes apre la 79/a edizione tra politica, cinema italiano, intelligenza artificiale e regole confermate sul red carpet

Cannes tra cinema, politica e nuove sfide digitali

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Thierry Fremaux difende l’identità del Festival di Cannes tra arte, libertà, IA e attenzione al cinema internazionale

Il Festival di Cannes si prepara ad aprire la sua 79/a edizione, in programma dal 12 al 23 maggio, con una certezza che sembra resistere anche al passare degli anni: sulla Croisette il cinema resta al centro, ma tutto ciò che gli ruota attorno continua a raccontare molto del mondo in cui viviamo. Dalla politica internazionale all’intelligenza artificiale, dal rapporto con i social network fino alla presenza, quest’anno molto ridotta, del cinema italiano, la conferenza stampa del delegato generale Thierry Fremaux ha offerto diversi spunti di riflessione.

La Croisette resta fedele alla regola dei no selfie

Anche se Meta, uno dei grandi protagonisti dell’universo social, è diventato sponsor del Festival, Cannes non sembra intenzionato ad ammorbidire la propria linea sul red carpet. La politica dei no selfie resta in vigore, a conferma della volontà di mantenere una separazione netta tra la dimensione artistica dell’evento e quella economica o promozionale.

La scelta può sembrare curiosa nell’epoca in cui ogni momento pubblico diventa contenuto da condividere, ma rientra nella tradizione del Festival. Il tappeto rosso, per Cannes, non è soltanto una passerella mediatica: è parte di un rito cinematografico, costruito attorno alla presenza degli artisti, dei film e del pubblico. In altre parole, il Festival continua a difendere l’idea che il cinema debba restare più importante dell’immagine istantanea da pubblicare online.

Cinema e politica, un legame inevitabile ma non obbligatorio

Uno dei temi più delicati affrontati da Thierry Fremaux riguarda il rapporto tra Festival di Cannes e politica. La rassegna francese è spesso considerata uno degli eventi cinematografici più politici al mondo, non soltanto per i film selezionati, ma anche per il peso simbolico delle presenze, delle assenze e delle dichiarazioni pubbliche.

Fremaux ha ricordato che i tempi sono cambiati e che non è semplice confrontare il presente con il passato. Tuttavia, ha anche sottolineato un punto importante: il Festival non deve trasformarsi necessariamente in una tribuna per opinioni personali. Secondo il delegato generale, né gli organizzatori, né i giurati, né il presidente della giuria sono obbligati a pronunciarsi su questioni esterne ai film. Questo non significa negare il valore politico dell’arte, ma riconoscere che il cinema può parlare anche attraverso le storie, le immagini, i silenzi e le scelte artistiche.

L’arte come strumento di pace e libertà

Nel ragionamento di Fremaux emerge una visione del cinema come linguaggio capace di attraversare i confini. L’arte, e in particolare il cinema, vengono descritti come strumenti di pace. Una definizione che non esclude il conflitto, anzi: in alcuni Paesi dove libertà e diritti sono limitati, un film può diventare anche un invito alla ribellione, alla consapevolezza e alla ricerca di libertà.

È una prospettiva che restituisce al cinema una funzione più ampia rispetto al semplice intrattenimento. Le opere presentate a Cannes possono emozionare, disturbare, dividere, ma spesso hanno anche la capacità di raccontare ciò che la politica fatica a dire apertamente. In questo senso, il Festival continua a essere uno spazio dove l’attualità entra in scena, anche quando non lo fa con slogan o dichiarazioni esplicite.

Il cinema italiano quasi assente, tra ironia e attesa

Tra i passaggi più commentati della conferenza stampa c’è stato quello dedicato al cinema italiano, quest’anno quasi assente dalla Croisette. Fremaux ha affrontato il tema con una battuta, ricordando che l’Italia non sarà presente nemmeno ai Mondiali di calcio, aggiungendo così, con tono ironico, una seconda delusione simbolica.

Il delegato generale ha però evitato letture troppo drastiche. Ha ricordato che anche in passato ci sono stati anni senza film italiani in concorso e che non sempre questo ha rappresentato un segnale di crisi. Il cinema italiano, ha ribadito, resta importante e amato dal Festival. L’esempio citato è quello di Le città di pianura di Francesco Sossai, presentato l’anno precedente e poi premiato con otto statuette ai David di Donatello.

Fremaux ha anche richiamato il caso di Paolo Sorrentino, il cui film La Grazia non era pronto per Cannes e ha poi debuttato a Venezia. Una dinamica normale nel calendario dei grandi festival, dove i tempi di lavorazione, le strategie distributive e le scelte degli autori possono cambiare il destino internazionale di un’opera.

Intelligenza artificiale, il rischio delle menzogne nel cinema

Il tema dell’intelligenza artificiale è ormai entrato stabilmente anche nel dibattito cinematografico. Per Fremaux, il pericolo principale non riguarda soltanto l’uso tecnico degli strumenti digitali, ma la possibilità che l’IA produca menzogne, alterazioni e contenuti capaci di confondere il confine tra realtà, finzione e manipolazione.

La posizione del Festival appare orientata alla tutela del lavoro umano. Cannes si schiera dalla parte degli artisti, degli sceneggiatori, degli attori, degli stunt e di tutte le figure professionali che potrebbero essere toccate dall’impatto dell’intelligenza artificiale. Il punto non è rifiutare ogni innovazione, ma evitare che la tecnologia diventi un modo per svalutare creatività, competenze e responsabilità autoriale.

In un settore fondato sull’immaginazione, la questione è particolarmente complessa. Il cinema ha sempre costruito illusioni, ma l’IA introduce una possibilità nuova: creare immagini, volti, voci e narrazioni che possono apparire autentiche senza esserlo. Per questo, la vigilanza evocata da Fremaux non riguarda soltanto l’industria cinematografica, ma anche il rapporto tra pubblico e verità.

Oscar e film internazionali, Hollywood guarda di più al mondo

Un altro passaggio significativo riguarda le nuove regole degli Oscar per i film internazionali. La possibilità di concorrere non soltanto attraverso i titoli scelti dai singoli Paesi, ma anche attraverso opere premiate nei principali festival internazionali, compresi Cannes e Venezia, viene letta da Fremaux come un segnale di apertura.

Secondo questa interpretazione, Hollywood starebbe guardando con maggiore attenzione al cinema mondiale, riconoscendo il ruolo dei festival come luoghi di selezione, scoperta e legittimazione artistica. È un cambiamento importante, perché rafforza il dialogo tra l’industria americana e le cinematografie nazionali, spesso più fragili dal punto di vista commerciale ma fondamentali per la varietà culturale del cinema contemporaneo.

Il manifesto con Susan Sarandon e Geena Davis e il dibattito sulle quote

Il poster di questa edizione, dedicato a Susan Sarandon e Geena Davis in Thelma e Louise, ha riaperto il dibattito sulla presenza femminile al Festival. Alcuni osservatori hanno parlato di rischio feminist washing, accusando Cannes di celebrare simbolicamente le donne senza garantire una presenza pienamente paritaria nella selezione.

Fremaux ha respinto questa lettura, ricordando i numeri della partecipazione delle cineaste negli ultimi anni e ribadendo la contrarietà del Festival alle quote di qualunque tipo. Ha citato anche Agnès Varda, che gli avrebbe chiesto di non scegliere mai un film soltanto perché diretto da una donna. Il principio indicato è quello della qualità artistica, accompagnato però dall’impegno a dare visibilità alle registe di talento.

È un equilibrio non semplice, perché il tema della rappresentanza nel cinema resta aperto e spesso divisivo. Cannes sembra voler difendere una linea basata sulla selezione artistica, ma allo stesso tempo riconosce la necessità di non ignorare il talento femminile e di offrire maggiore spazio a sguardi diversi.

Cannes difende il cinema in un mondo che cambia

La conferenza stampa di Thierry Fremaux restituisce l’immagine di un Festival consapevole delle trasformazioni in corso, ma ancora legato alla propria identità. Cannes dialoga con i social network, ma non vuole diventare un’estensione dei social. Osserva l’intelligenza artificiale, ma difende il lavoro degli artisti. Accetta il confronto con la politica, ma non vuole imporre agli autori un dovere permanente di dichiarazione pubblica.

In questo senso, la 79/a edizione si apre con una domanda più ampia: quale ruolo può avere oggi un grande festival cinematografico? La risposta, almeno secondo Cannes, sembra passare dalla difesa del cinema come spazio libero, critico, artistico e internazionale. Un luogo dove le immagini non servono solo a essere consumate, ma anche a interrogare il presente.


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13 Maggio 2026
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