Nel panorama culturale italiano del Novecento esistono figure che sfuggono alle etichette e alle definizioni rigide. Angelo Di Mario è una di queste. Poeta, scultore e studioso della lingua etrusca, ha attraversato discipline diverse con una naturalezza rara, costruendo un’opera in cui forma e linguaggio dialogano senza mai separarsi. Oggi, la sua eredità artistica torna a parlare grazie a un lavoro paziente di ricostruzione e valorizzazione.
Un artista fuori dagli schemi del Novecento
Angelo Di Mario è stato uno dei più raffinati e poliedrici intellettuali italiani del secolo scorso. La sua produzione non si è mai limitata a un solo ambito: la poesia convive con la scultura, mentre lo studio delle lingue antiche si intreccia con una profonda riflessione sull’origine del linguaggio. In questa pluralità risiede la forza di un percorso artistico che ha sempre rifiutato compartimenti stagni.
La parola poetica come indagine interiore
La poesia ha accompagnato Di Mario per oltre quarant’anni. Le sue raccolte affrontano temi intimi e universali, dal rapporto con la natura alla dimensione familiare, fino alla ricerca interiore. La parola non è mai solo descrittiva, ma diventa strumento di conoscenza, capace di evocare silenzi e profondità. Un linguaggio essenziale, spesso meditativo, che riflette una visione del mondo attenta e misurata.
Scultura come forma del pensiero
Accanto alla scrittura, Di Mario ha sviluppato una vasta produzione scultorea. Le sue opere, realizzate in ceramica, bronzo, creta e gesso, oscillano tra figurazione e astrazione, spesso con richiami simbolici e religiosi. Centrale è la sua idea che “la bellezza è in ogni punto, quanto dire che è infinita”. Alcune sculture presentano una caratteristica sorprendente: la duplice forma, due immagini che convivono nello stesso volume, come se la materia custodisse significati complementari.
Lo studioso delle lingue antiche
La curiosità intellettuale di Di Mario lo ha portato a esplorare campi di studio complessi. Particolare rilievo ha avuto il suo lavoro sulla lingua etrusca, affrontata attraverso studi di glottologia, fonetica e grammatica. Il suo interesse si estendeva alle lingue prelatine, indoeuropee e anatoliche, in un percorso di ricerca che mirava a comprendere le radici profonde della comunicazione umana.
Una rete di relazioni culturali
Nel corso della sua vita, Di Mario ha dialogato con alcune delle figure più significative della cultura italiana e internazionale. Tra i suoi interlocutori compaiono nomi come Ezra Pound, Giacomo Devoto, Maria Luisa Spaziani e Giorgio Barberi Squarotti. Questi rapporti testimoniano il riconoscimento di un percorso intellettuale che ha saputo unire rigore e originalità.
La Biblioteca Casa Museo come luogo vivo
Dopo la scomparsa dell’artista, la sua opera rischiava di rimanere frammentata. A restituirle unità e visibilità è stato il lavoro instancabile della figlia Maria Grazia Di Mario, che ha catalogato poesie, sculture e studi linguistici. La Biblioteca Casa Museo Angelo Di Mario non è solo uno spazio di conservazione, ma un luogo attivo, pensato per rendere accessibile il pensiero dell’artista e dialogare con nuove generazioni di studiosi e appassionati.
Arte, memoria e territorio
Oggi, a Vallecupola, la Casa Museo rappresenta un punto di riferimento culturale per il territorio. Attraverso l’impegno dell’Associazione Angelo Di Mario APS, il museo e la biblioteca si inseriscono in un progetto più ampio di valorizzazione storica, archeologica e artistica, capace di collegare memoria locale e turismo culturale internazionale.
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23 Gennaio 2026
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