In un articolo apparso sul Corriere della Sera del 19 gennaio 2026, a firma di Dacia Maraini, viene sollevata una questione che va ben oltre una scelta amministrativa. Al centro del racconto c’è l’Archivio storico della Galleria d’arte moderna di Roma, un patrimonio fatto di documenti, lettere, disegni e fotografie che da decenni custodisce una parte essenziale della memoria culturale della città e del Paese.
Un patrimonio costruito nel tempo
Nel corso degli anni l’Archivio della Galleria ha raccolto migliaia di materiali donati dagli artisti o dai loro eredi. Non semplici carte, ma tracce dirette di percorsi creativi, relazioni culturali e contesti storici. Un insieme che rappresenta un valore pubblico, perché legato alla storia dell’arte italiana e alla sua trasmissione alle nuove generazioni.
La comunicazione della nuova direzione
Secondo quanto riportato, una lettera firmata dalla nuova direttrice Cristina Mazzantini annuncia la chiusura degli archivi storici. Le donazioni verrebbero considerate nulle per presunti problemi di sicurezza e ai donatori viene chiesto di riprendere il materiale consegnato negli anni, poiché la Galleria non sarebbe più in grado di conservarlo.
Un archivio nato nel dopoguerra
L’Archivio non è una realtà marginale o recente. Fu istituito nel 1946 da Palma Bucarelli e si è progressivamente trasformato in un centro di documentazione bioiconografica di rilievo internazionale. I numeri parlano di oltre 33.250 nomi di artisti, consultati da studiosi provenienti da tutto il mondo.
La ricerca interrotta
Le conseguenze della chiusura sono state immediate. Il comitato degli studi storici dell’Università La Sapienza ha denunciato l’impossibilità di proseguire numerosi lavori di ricerca. Intere tesi di dottorato risultano bloccate, mentre studenti, storici dell’arte e critici hanno espresso una protesta diffusa che, finora, non sembra aver prodotto ripensamenti.
La proposta dell’Archivio di Stato
A chi non potesse riportare a casa il materiale donato, viene suggerito il trasferimento all’Archivio di Stato. Una soluzione che solleva forti perplessità, perché le donazioni erano state pensate per la Galleria d’arte moderna, un’istituzione con finalità culturali precise, diverse da quelle di un archivio statale generalista.
Sicurezza o rinuncia alla memoria
La motivazione ufficiale è la sicurezza, la stessa che avrebbe portato all’allontanamento del personale addetto agli archivi. Ma resta una domanda di fondo: è davvero inevitabile rinunciare a un patrimonio che rappresenta prestigio, identità e continuità culturale? La tutela non dovrebbe mai coincidere con la cancellazione.
Una decisione da riconsiderare
Come ricorda l’articolo, in passato la Galleria ha investito risorse importanti per acquisire archivi come quello di Ugo Ojetti o l’epistolario illustrato di Giulio Aristide Sartorio. Materiali che qualunque studioso vorrebbe consultare all’interno di una grande istituzione pubblica. Rivedere una decisione presa in nome dell’innovazione potrebbe significare salvare una parte irrinunciabile della memoria culturale italiana.
Luigi Canali
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Articolo di Dacia Maraini su Corriere della Sera
21 Gennaio 2026 © Luigi Canali
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