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Tina Anselmi, la donna che aprì una strada nella Repubblica italiana

Dalla Resistenza alla Commissione P2, la storia di Tina Anselmi racconta coraggio, riforme e senso dello Stato

Tina Anselmi, la donna che aprì una strada nella Repubblica italiana

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Tina Anselmi, prima ministra italiana e simbolo di democrazia, diritti e impegno civile nella Repubblica

Il 29 luglio 1976 non fu soltanto una data di governo. Fu il giorno in cui Tina Anselmi entrò nella storia istituzionale italiana diventando la prima donna ministra della Repubblica, chiamata alla guida del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nel terzo governo Andreotti. Un passaggio simbolico, ma anche politico, che segnò una tappa decisiva nel lungo cammino della presenza femminile nelle istituzioni.

Quella nomina è oggi ricordata anche attraverso una delle immagini esposte nella mostra ANSA “Le donne della Repubblica”, visitabile fino al 13 settembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. L’esposizione raccoglie 122 fotografie e ripercorre ottant’anni di storia italiana, raccontando la conquista dei diritti delle donne tra politica, lavoro, società, cultura e vita civile.

Una vita segnata dalla Resistenza

Nata a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927, Tina Anselmi apparteneva a una generazione cresciuta nel pieno delle ferite del fascismo e della guerra. Il 26 settembre 1944, ancora studentessa, fu costretta ad assistere all’impiccagione di trentuno giovani partigiani a Bassano del Grappa. Quell’episodio drammatico cambiò il corso della sua vita e trasformò una ragazza di diciassette anni in una protagonista della lotta di liberazione.

Entrò nella Resistenza come staffetta partigiana con il nome di battaglia “Gabriella”, svolgendo compiti di collegamento tra le formazioni antifasciste del Veneto. Non fu una scelta episodica, ma l’inizio di un percorso civile che avrebbe accompagnato tutta la sua esistenza. La democrazia, per lei, non era un concetto astratto, ma qualcosa da proteggere giorno dopo giorno.

Dal sindacato alla politica nazionale

Finita la guerra, il suo impegno continuò nel mondo del lavoro e della rappresentanza sociale. Si dedicò al sindacato, in particolare nel settore tessile e poi in quello della scuola, portando avanti una visione attenta alla dignità dei lavoratori, alla partecipazione e alla giustizia sociale. Dopo la laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano, lavorò anche come insegnante elementare.

Nel 1968 fu eletta alla Camera dei Deputati, dove rimase fino al 1992. Il suo percorso nella Democrazia Cristiana fu caratterizzato da una forte attenzione ai temi della famiglia, delle donne, del lavoro e della tutela dei più fragili. La politica, nella sua interpretazione, non doveva essere esercizio di potere personale, ma servizio pubblico fondato su responsabilità, competenza e rispetto delle istituzioni.

La prima ministra della Repubblica italiana

La nomina del 1976 al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ebbe un valore enorme per l’Italia del tempo. Per la prima volta una donna sedeva al Consiglio dei ministri con un dicastero di primo piano, in un Paese dove la partecipazione femminile alla vita politica era ancora limitata e spesso ostacolata da stereotipi culturali profondi.

Da ministra, Tina Anselmi lavorò su temi centrali per l’emancipazione femminile e per la parità nel mondo del lavoro. Sostenne misure a tutela della maternità, della dignità professionale e della parità di trattamento tra uomini e donne. La legge del 1977 sulla parità salariale e sulle pari opportunità nei luoghi di lavoro rappresentò uno dei passaggi più importanti di quella stagione riformatrice.

Il Servizio Sanitario Nazionale e il diritto alla salute

Dopo l’esperienza al Lavoro, Tina Anselmi fu chiamata al Ministero della Sanità. Anche in questo incarico lasciò un segno profondo, contribuendo alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale, istituito con la legge del 1978. Si trattò di una riforma destinata a cambiare il rapporto tra cittadini e tutela della salute.

L’idea alla base era semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo, garantire l’accesso alle cure come diritto universale e non come privilegio legato al reddito o alla condizione sociale. In quella scelta si ritrova uno dei tratti più coerenti della sua azione pubblica, la convinzione che lo Stato democratico dovesse proteggere concretamente le persone, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità.

La Commissione P2 e il coraggio della verità

Uno dei capitoli più delicati della sua carriera fu la presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia massonica P2. All’inizio degli anni Ottanta, Tina Anselmi si trovò a guidare un’indagine complessa, capace di toccare nodi sensibili della vita repubblicana, dai rapporti tra politica e apparati dello Stato fino ai legami con finanza, servizi segreti, mondo militare e criminalità organizzata.

La sua conduzione fu rigorosa e determinata. Non mancarono pressioni, resistenze e tentativi di ridimensionare il lavoro della Commissione. Eppure Anselmi mantenne una linea ferma, convinta che la trasparenza fosse una condizione necessaria per difendere la democrazia. In un suo appunto del 1982 scrisse che “Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti”, una frase che ancora oggi conserva una notevole forza politica e morale.

Diritti delle donne e memoria democratica

Tina Anselmi dedicò una parte fondamentale della propria vita ai diritti delle donne. La sua attenzione non era solo legislativa, ma culturale. Sapeva che le conquiste ottenute potevano essere indebolite se non accompagnate da vigilanza civile, partecipazione e consapevolezza. Per questo ripeteva spesso alle nuove generazioni: “Attente, fate la guardia, perché le conquiste non sono mai definitive”.

Il suo impegno si intrecciò anche con la memoria della Resistenza e con la riflessione sul ruolo delle donne nella storia italiana. Promosse studi, testimonianze e pubblicazioni dedicate alla partecipazione femminile alla lotta di liberazione, contribuendo a restituire visibilità a esperienze a lungo rimaste ai margini del racconto pubblico.

Il rispetto per gli avversari e il senso delle istituzioni

Pur provenendo dalla Democrazia Cristiana, Tina Anselmi mantenne sempre un rapporto di rispetto con le altre culture politiche. Il confronto con figure come Nilde Iotti e con gli esponenti del Partito Comunista Italiano fu spesso duro sul piano delle idee, ma mai segnato da delegittimazione personale. Una sua frase riassume bene quella stagione: “Eravamo avversari, ma mai nemici”.

In questa distinzione si coglie una parte importante della sua eredità. Per Anselmi, la politica poteva e doveva essere conflitto democratico, non guerra permanente. Le differenze erano parte della vita parlamentare, ma dovevano restare dentro un perimetro condiviso di rispetto, responsabilità e bene comune.

Aldo Moro e una ferita nella Repubblica

Tra gli eventi che segnarono più profondamente la sua visione della politica ci fu l’assassinio di Aldo Moro, il 9 maggio 1978. Tina Anselmi visse da vicino quei giorni drammatici, anche per il suo ruolo di collegamento tra la casa dello statista democristiano e la sede del partito. La morte di Moro rappresentò per lei una frattura nella storia repubblicana.

Nel ricordare quella stagione, sottolineò come dopo il sequestro e l’uccisione del presidente della Democrazia Cristiana nulla sarebbe stato più come prima. Era la consapevolezza di chi aveva attraversato la guerra, la ricostruzione, le riforme e poi gli anni più oscuri della Repubblica, senza mai rinunciare alla fiducia nella democrazia.

Un modello di buona politica

Scomparsa il primo novembre 2016, Tina Anselmi resta una delle figure più autorevoli della Repubblica italiana. Prima donna ministra, protagonista delle riforme sociali, presidente della Commissione P2 e voce costante in difesa della democrazia, ha rappresentato un’idea di politica sobria, rigorosa e profondamente legata all’etica pubblica.

Il suo nome è stato più volte indicato, nel corso degli anni, anche tra quelli possibili per la Presidenza della Repubblica. Non è difficile comprenderne il motivo. Tina Anselmi ha incarnato una politica capace di unire coraggio e misura, fermezza e rispetto, memoria e futuro. La sua storia continua a parlare al presente, ricordando che i diritti non si conservano da soli e che la democrazia ha sempre bisogno di cittadini vigili.

Luigi Canali


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30 Luglio 2026 © Luigi Canali
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