Dopo oltre un secolo, la Biblioteca nazionale di archeologia e storia dell’arte si prepara a lasciare le sale storiche di Palazzo Venezia. Un passaggio destinato a segnare la vita culturale di Roma, perché non si tratta soltanto dello spostamento di libri, archivi e scaffali, ma della chiusura di una lunga stagione della ricerca italiana.
La nuova destinazione sarà Palazzo San Felice, sul colle del Quirinale, edificio storico al centro di un importante intervento di trasformazione affidato all’architetto Mario Botta. La riapertura è prevista nel 2027, quando la BIASA dovrebbe trovare spazi più ampi, servizi più moderni e una funzione pubblica rinnovata.
Un addio carico di memoria per Palazzo Venezia
Dal 1922, la Biblioteca ha accolto studiosi, ricercatori, archeologi, storici dell’arte e appassionati all’interno di Palazzo Venezia, in un ambiente diventato nel tempo quasi inseparabile dalla sua identità. Le sale, le scaffalature in legno, i ballatoi e la possibilità di consultare direttamente gran parte dei volumi hanno costruito un rapporto molto particolare tra il luogo e chi lo frequentava.
La chiusura della sede storica, avviata dal 7 settembre 2026 per consentire le attività preparatorie al trasferimento, rappresenta quindi un momento delicato. Da un lato c’è l’esigenza di garantire al patrimonio librario condizioni più adeguate; dall’altro resta il dispiacere per la perdita di un contesto che, per più di cento anni, ha accompagnato la storia degli studi archeologici e storico artistici in Italia.
Un patrimonio specialistico di valore nazionale
La BIASA conserva circa 380mila unità bibliografiche, tra monografie, periodici, manoscritti, fotografie, stampe, carte geografiche, disegni tecnici e materiali iconografici. È un patrimonio vasto, costruito nel tempo attraverso acquisizioni, fondi speciali e raccolte di grande importanza.
Le sue origini risalgono al 1875, quando venne istituito un primo nucleo bibliografico in piazza della Minerva, a supporto della Direzione Generale Antichità e Belle Arti. Il trasferimento a Palazzo Venezia e la gestione affidata all’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, fondato da Corrado Ricci, ne consolidarono poi il ruolo di biblioteca specialistica di riferimento.
Tra i fondi più significativi si ricorda anche quello legato all’archeologo Rodolfo Lanciani, figura centrale per gli studi sulla Roma antica. Proprio questa stratificazione di materiali rende la Biblioteca un presidio culturale unico, non solo per la quantità dei documenti conservati, ma per la qualità scientifica delle sue raccolte.
Perché la Biblioteca si trasferisce a Palazzo San Felice
La scelta di trasferire la Biblioteca nasce soprattutto dalla necessità di disporre di spazi più ampi e funzionali. Secondo quanto indicato dall’Agenzia del Demanio, Palazzo Venezia non riusciva più a rispondere pienamente alle esigenze di conservazione, consultazione e crescita del patrimonio.
La nuova sede di Palazzo San Felice, in via della Dataria, offrirà quasi 7mila metri quadrati distribuiti su cinque livelli. Si tratta di una superficie circa doppia rispetto a quella disponibile nella sede storica. Il progetto prevede sale di lettura, scaffalature aperte per oltre 10.500 metri lineari, spazi in grado di accogliere più di 400mila volumi, un auditorium da 350 posti, una caffetteria, un bookshop e una nuova piazza pubblica.
Il progetto di Mario Botta e l’idea di una biblioteca aperta
L’intervento su Palazzo San Felice è stato affidato all’architetto svizzero Mario Botta, chiamato a trasformare un edificio storico, finora non abitualmente aperto al pubblico, in un luogo dedicato alla conoscenza e alla partecipazione.
Il cantiere, avviato nel 2023, dovrebbe concludersi entro giugno 2027. L’obiettivo non è soltanto trasferire una biblioteca in una sede più capiente, ma ridefinire il suo rapporto con la città. La nuova BIASA viene immaginata come uno spazio culturale più accessibile, capace di unire studio, consultazione, incontri pubblici e servizi per un pubblico più ampio.
Nel presentare il progetto, Botta ha parlato dell’esigenza di dare alla Biblioteca una “funzione collettiva” e una nuova dimensione pubblica. È un passaggio importante, perché sposta l’idea di biblioteca specialistica da luogo quasi esclusivamente destinato agli studiosi a presidio culturale aperto alla comunità.
Un trasferimento deciso attraverso un grande progetto culturale
Il passaggio da Palazzo Venezia a Palazzo San Felice rientra nel Piano strategico Grandi progetti beni culturali. L’operazione ha coinvolto la Presidenza della Repubblica, il Ministero della Cultura e l’Agenzia del Demanio.
Nel 2017, il Presidente Sergio Mattarella ha autorizzato la concessione di Palazzo San Felice al Ministero della Cultura. La nuova BIASA sarà gestita per 25 anni in questa sede, con l’intento di valorizzare un edificio di grande rilievo storico e, allo stesso tempo, dare alla Biblioteca condizioni operative più adatte al suo ruolo nazionale.
I servizi durante la chiusura della sede storica
La chiusura di Palazzo Venezia comporta inevitabili disagi per studiosi e utenti. Il sito del ViVe ha comunicato che la Biblioteca è chiusa dal 7 settembre 2026 per le operazioni necessarie al trasferimento nella nuova sede.
Per ridurre l’impatto sull’utenza, resta attivo il servizio di riproduzione e invio dei titoli, nei limiti previsti dalla normativa vigente. È inoltre operativa la sede distaccata presso la Sala della Crociera, nel Palazzo del Collegio Romano. Le informazioni sulla riapertura saranno comunicate quando verranno definiti con maggiore precisione i tempi del completamento del progetto.
Le preoccupazioni sul futuro della BIASA
Il trasferimento non è stato accolto senza dubbi. Diverse voci del mondo culturale hanno espresso preoccupazione per la perdita della sede storica e per le incognite legate alla nuova sistemazione. L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli ha sottolineato che la chiusura di un luogo della memoria non equivale a un semplice cambio di indirizzo, perché ogni spazio culturale porta con sé una parte della propria identità.
Le perplessità riguardano anche alcuni aspetti pratici, come la destinazione di determinati fondi, la reale sufficienza degli spazi, i tempi di apertura e la capacità della nuova sede di rispondere alle esigenze degli studiosi. Sono questioni comprensibili, soprattutto perché la BIASA è considerata l’unica biblioteca pubblica specialistica di riferimento nazionale per archeologia e storia dell’arte, accessibile liberamente.
Una nuova fase tra tutela e accessibilità
Il trasferimento della Biblioteca nazionale di archeologia e storia dell’arte apre una fase complessa. Palazzo Venezia rimane il luogo della memoria, quello in cui la BIASA ha costruito la propria immagine e la propria autorevolezza. Palazzo San Felice, invece, rappresenta la promessa di una struttura più ampia, più attrezzata e più vicina a una concezione contemporanea di biblioteca pubblica.
La sfida sarà mantenere intatto il valore scientifico della Biblioteca, garantire continuità agli studiosi e trasformare la nuova sede in un luogo realmente accessibile. Se il progetto riuscirà a unire conservazione, ricerca e partecipazione, la BIASA potrà iniziare un nuovo capitolo senza disperdere l’eredità maturata in oltre un secolo di storia.
Luigi Canali
08 Settembre 2026 © Luigi Canali
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