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Augusto Gentili, lo sguardo lungo della storia dell’arte

Augusto Gentili, storico e critico d’arte, ha rivoluzionato lo studio della pittura veneziana con l’iconologia contestuale

Augusto Gentili, lo sguardo lungo della storia dell’arte

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Dalla ricerca su Tiziano all’insegnamento universitario, l’eredità intellettuale di Augusto Gentili resta centrale

La scomparsa di Augusto Gentili, avvenuta il 18 gennaio 2026 all’età di 82 anni, lascia un vuoto profondo nella storia dell’arte italiana. Storico e critico raffinato, Gentili ha dedicato l’intera vita allo studio della pittura veneziana del Rinascimento, costruendo un metodo di lettura delle immagini capace di andare oltre la superficie e restituire alle opere il loro tempo, il loro contesto e il loro significato più profondo.

Una vita dedicata alla pittura veneziana

Nato a Roma, Augusto Gentili ha concentrato le sue ricerche su artisti come Vittore Carpaccio, Tiziano Vecellio, Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto e Giorgione. Il suo nome è diventato indissolubilmente legato a Tiziano, al quale ha dedicato studi fondamentali, a partire da Da Tiziano a Tiziano. Mito e allegoria nella cultura veneziana del Cinquecento, pubblicato nel 1980, fino alla monumentale monografia edita nel 2012. Opere che hanno segnato un punto di svolta nella critica storico-artistica italiana.

L’iconologia contestuale come metodo

In un Paese fortemente legato alla tradizione storicista e purovisibilista, Gentili si è formato alla scuola warburghiana dell’iconologia, reinterpretandola in modo originale. Ha trasformato quell’approccio in una vera e propria teoria, da lui definita “iconologia contestuale”. Un metodo che, senza rinunciare alle fonti scritte e alla tradizione figurativa, privilegia gli eventi storici, pubblici e privati, mettendo in relazione testi, documenti d’archivio e immagini. Non solo Ovidio e il Vangelo, ma anche diari, testamenti e dettagli apparentemente minori, capaci di parlare quanto e più delle grandi narrazioni.

L’insegnamento come esperienza totale

Per Augusto Gentili l’insegnamento non era una semplice trasmissione di nozioni, ma un’esperienza formativa totale. Alla Sapienza di Roma, dove ha insegnato fino al 1997, e successivamente a Ca’ Foscari di Venezia, dove è stato ordinario di Storia dell’Arte moderna fino al 2013, ha formato generazioni di studenti. Le sue lezioni erano costruite come un racconto: una pagina di romanzo, un brano musicale, poi l’immagine di un dipinto che diventava il centro di una narrazione densa, rigorosa e affascinante.

Il dettaglio come chiave di lettura

Gentili è stato un convinto sostenitore dell’importanza del dettaglio. Per coglierlo, non esitava ad arrampicarsi sugli altari delle chiese o a osservare le opere da angolazioni insolite. In questo approccio c’era la convinzione che dietro ogni particolare si nascondesse una storia, un’intenzione, una traccia del pensiero dell’artista e del suo tempo. Guardare un quadro significava, per lui, scoprire la persona dietro il pittore e il contesto dietro l’immagine.

Un maestro generoso e rigoroso

Molti dei suoi allievi hanno intrapreso carriere nella tutela del patrimonio culturale, nell’insegnamento, nel giornalismo o nella ricerca. Gentili li seguiva con attenzione, leggendo e correggendo personalmente tesine e tesi, senza scorciatoie o favoritismi. Non era un barone accademico, ma un maestro esigente e presente, convinto che la qualità del pensiero passasse anche dalla precisione della scrittura, dalla sintassi alle virgole.

Riviste, libri e scoperte decisive

Tra le sue creazioni più originali c’è la rivista Venezia ’500, da lui ideata e diretta dal 1991 al 2015, che ha dato spazio a studi innovativi e a giovani ricercatori. Gentili ha curato poche mostre, evitando quelle blockbuster, ma ha lasciato contributi decisivi, come la scoperta dell’identità del protagonista del celebre dipinto di Carpaccio noto come Il Cavaliere Thyssen, presentata nel 2017 al museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

L’eredità di un pensiero libero

Nel suo ultimo libro, pubblicato a fine 2025, Augusto Gentili ha lasciato una sorta di testamento intellettuale. In quelle pagine rivendica un percorso anticonformista, lontano dall’attribuzionismo sterile e dal puro specialismo, rivendicando una critica capace di dialogare con la cultura, la filosofia e la storia. Un pensiero libero, esigente, spesso scomodo, che continua a rappresentare un punto di riferimento per chi considera l’arte non un oggetto da catalogare, ma un linguaggio vivo da comprendere.

Luigi Canali


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06 Febbraio 2026 © Luigi Canali
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